6 ago. – Erano in due e avevavano praticamente reso schiavi, con percosse e minacce, sette persone, tra cui
due minori e due disabili. Tutto per costringerli a chiedere l’elemosina nella zona tra l’Ospedale Maggiore e via san Felice, a Bologna. Una 15enne, in particolare, è stata ripetutamente minacciata di violenze, anche sessuali, da parte di uno dei fermati, che è anche suo padre. Le indagini proseguono su un’altra decina di persone, e i due aguzzini (un uomo e una donna di etnia rom e conviventi) sono stati fermati con l’accusa di riduzione in schiavitù. Ma non è escluso che a loro carico arrivino altre ipotesi di reato.
L’indagine che ha portato all’arresto dei due iniziata lo scorso 9 aprile, portando alla luce l’attività di sfruttamento nei confronti di persone con handicap, gravemente minacciate, picchiate e talvolta spedite anche sui treni a chiedere l’elemosina.
Sospettando di essere controllati sotto le Due Torri, l’uomo e la donna si sono trasferiti a Genova, dove hanno proseguito nella loro attività con la figlia di lui, un altro minorenne e un uomo affetto da una grave malformazione alla gamba. La procedura, botte comprese, era identica a quella usata a Bologna. Nel capoluogo ligure i due sono stati fermati con l’aiuto della Mobile genovese.
Quando la polizia ha provveduto al fermo, nell’alloggio ha trovato circa 150 biglietti con la stessa grafia, che recavano le classiche frasi usate per chiedere l’elemosina. Questo, insieme alle conversazioni intercettate, ha fatto sospettare che sfruttassero un numero ben maggiore di persone. Nelle telefonate tra l’Italia e la Romania, infatti, l’uomo chiedeva di mandare in Italia altri giovani disabili per sfruttarli.

