4 ott. – La settima edizione del riconoscimento internazionale premia quest’anno le donne sindaco della Locride e di territori più a rischio di criminalità e due testimoni e collaboratrici di giustizia, per sottolineare e valorizzare il contributo delle donne nella lotta contro le mafie e la loro coraggiosa rottura del silenzio. Insieme alle donne delle istituzioni – Maria Carmela Lanzetta, Carolina Girasole, Giuseppina Nicolini e Elisabetta Tripodi – il 5 ottobre a Bologna, a Palazzo D’Accursio, verranno premiate Denise Cosco – figlia di Lea Garofalo e rappresentata alla cerimonia dall’avvocato di Libera, Enza Rando, e Giusy Pesce, rappresentata dall’avvocato Adriana Fiormonti.
Nedda Alberghini, fondatrice del Premio Daniele Po, spiega le ragioni di questo riconoscimento.
Una delle premiate è Maria Carmela Lanzetta, sindaca dimissionaria a luglio del comune di Monasterace, nella Locride. Vive da tempo accompagnata da una scorta armata e dopo anni di minacce, intimidazioni e attentati ha deciso di gettare la spugna. La goccia che fa traboccare il vaso, tra l’inerzia della politica e la pressione violenta della ‘ndrangheta, è stato il voto contrario di una dei suoi assessori rispetto alla proposta dell’ex sindaca di costituire Monasterace parte civile in un processo che vede coinvolti l’ex tecnico del comune e altre due persone, una delle quali imparentata con il clan Ruga. Possiamo pensare, le abbiamo chiesto, alle amministratrici di tanti comuni della Calabria e della Sicilia e alle sempre più numerose collaboratrici e testimoni di giustizia come le protagoniste, insieme, di una nuova Resistenza contro le mafie che opprimono le comunità, l’economia e l’intero sistema sociale del nostro Paese?

