Predappio: i volti della nostalgia fascista

28 ott. – Erano un migliaio i nostalgici arrivati a Predappio per commemorare il 90esimo anniversario della marcia su Roma. Arrivati da tutta Italia, e anche dall’estero, nel piccolo paese sull’Appennino forlivese che diede i natali, e in cui è sepolto, Benito Mussolini. Si sono ritrovati nella piazza per poi sfilare in corteo fino al cimitero dove Don Giulio Maria Tam, il prete lefebvriano che organizza tutte le celebrazioni mussoliane, ha tenuto una sorta di funzione-comizio. Il nero dominava il corteo: il nero delle camicie, il nero dei bomber, il nero dei fez. Braccia tese nel saluto fascista. Neri anche i labari dell’associazionismo nostalgico. Il tutto corredato dal solito armamentario di gladi, croci celtiche, aquile e aquilotti. Qualche vecchio arnese con le medaglie al petto, di più gli uomini di mezza età e i giovani, qualche famiglia.

Qualche decina di pullman e molte auto private: sono arrivati così dal Veneto, dall’alto Canavese, da Viterbo, da Roma, da Bologna, dalla Toscana. Come Paolo, autotrasportatore molisano, che indossa una camicia nera d’ordinanza e un fez originale, non voterà più per Berlusconi ma per il Movimento 5 stelle: “Anche se non mi piace il suo modo di fare, io voterò Beppe Grillo”. O come la signora che è venuta dall’alto Canavese, Piemonte, e lo ha fatto per fede in Mussolini.

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C’è anche chi ha fatto molti più chilometri: una comitiva è partita dall’Alsazia, la più tedesca delle regioni francesi. “Siamo qui perché Mussolini è un esempio di patriottismo” dice in francese una giovane skin con addosso croci celtiche e svastiche. E non mancano i gerarchi: un quarantenne con divisa nera da gerarca chiede che siano i giovani a prendere in mano l’iniziativa poi però ammette: “Siamo rimasti in pochi”.

Ascolta gerarca_sito

Il paese di Predappio osserva disinteressato la calata dei nostalgici. Oltre a qualche bar e ad una piadineria, gli unici negozi aperti sono quelli di souvenir, dove calendari e magliette, vino e sciarpe, (tutto rigorosamente ‘made in china‘) vanno a ruba tanto che prima della riapertura pomeridiana è possibile vedere delle code davanti alle porte dei negozi ancora chiusi. “Non danno fastidio – è il commento di un anziano dentro al cimitero – sono l’unico turismo che abbiamo”.

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