10 mar. – I laureati dell’Ateneo di Bologna sembrano essere meno colpiti dalla disoccupazione dei loro colleghi usciti da altre università, ma a costo di una vita lavorativa precaria e con guadagni inferiori. E’ questo il quadro descritto dal nuovo rapporto AlmaLaurea e presentato al convegno internazionale “Capitale umano e occupazione” nell’aula magna di Santa Lucia.
La ricerca, nella parte riguardante l’università bolognese, ha coinvolto più di 18mila laureati divisi in tre gruppi: quelli usciti dall’università nel 2009 ad un anno dal conseguimento del titolo, quelli che hanno discusso la tesi nel 2007 e quindi intervistati dopo tre anni ed infine i laureati del 2005, intervistati dopo cinque anni dall’uscita dall’Ateneo. Gli intervistati hanno seguito un percorso di studi di laurea triennale, specialistica oppure, nel caso dei laureati nel 2005, un piano di studi preriforma.
Il tasso di disoccupazione dei laureati triennali a un anno dal titolo di studi è del 16%, quattro punti in meno della media nazionale. Simile, il 15,7%, per chi è appena uscito dalla specialistica, mentre a tre anni di distanza dalla laurea chi cerca ancora lavoro è il 12%.
A un anno dalla laurea i precari sono il 51%, una percentuale in aumento del 3% rispetto al 2008 e maggiore di otto punti rispetto alla media nazionale, mentre chi ha un lavoro fisso è solo il 31%. In media i neolaureati che hanno trovato un impiego guadagnano 954 euro mensili, contro il dato italiano di 982 euro. I laureati della specialistica si trovano in una situazione peggiore: i precari dopo un anno sono il 56%, contro il 46% della media nazionale e guadagnano in media 1.022 euro, 56 euro in meno rispetto alla media dei colleghi.
La situazione migliora per chi si è laureato da tre o cinque anni, ma resta comunque sotto la media nazionale. A tre anni dalla laurea ha un lavoro stabile il 55%, con uno stipendio medio di 1.273 euro mensili e a cinque anni dal titolo di studi l’impiego fisso è per il 64,5% dei laureati, con una busta paga di 1.304 euro.
Secondo il presidente di AlmaLaurea Andrea Cammelli, presidente di Almalaurea, i dati riguardanti l’Ateneo bolognese sono fortemente influenzati dall’alto numero di studenti fuorisede, provenienti soprattutto dal sud, dove “il mercato del lavoro è meno dinamico”. Cammelli ricorda anche che hanno un tasso di occupazione dell’11% maggiore rispetto a quello dei diplomati. E ci tiene a sfatare un mito sui bassi guadagni dei laureati: “Se si prendono i dati a 24 anni è chiaro che un diplomato guadagna quanto se non di più di un laureato, ma il calcolo piu’ corretto è sull’intera vita attiva e da quello risulta che un laureato guadagna il 55% in più”.
L’apertura della conferenza internazionale, all’interno della quale sono stati presentati i dati, è stata ritardata a causa di un’azione di protesta di alcuni studenti “Let’s Strike”. Una ventina di ragazzi, con maschere bianche sul volto, hanno bloccato l’ingresso principale della sala, per protestare contro la loro
“condizione di precari e lavoratori sfruttati già durante il ciclo formativo”. Dopo circa mezz’ora, i manifestanti sono entrati in Santa Lucia spiegando al megafono le ragioni della protesta. “Un convegno inaccettabile”, scrivono in una nota gli studenti della campagna Let’s Strike, “che mostra forte la mano del mercato e della finanza sull’istruzione”.
Un altro momento di mobilitazione è stato annunciato dai manifestanti per il 15 marzo, giorno in cui hanno intenzione di lanciare un presidio per impedire l’audizione della commissione Statuto nel Cda d’Ateneo.

