Bologna, 21 mar. – Dopo lunghe trattative, le proteste e la manifestazione in rettorato del sindacato Cub e dei collettivi universitari, arriva l’accordo tra Coopservice, che ha l’appalto di alcuni servizi di portierato e assistenza all’interno dell’Università di Bologna, e i sindacati. A firmare per tentare di risolvere una situazione che lo stesso prorettore Ferrari aveva definito “inaccettabile” – si parla di una paga oraria sotto i 4 euro e stipendi sotto i 600 euro per 36 ore settimanali – sono Cgil e Cisl, firmatarie del contratto nazionale della vigilianza (nello specifico sezione “servizi fiduciari”), e non il sindacato di base Cub che aveva guidato le proteste e dichiara di rappresentare la maggioranza dei lavoratori coinvolti.
“L’accordo – recita un comunicato congiunto Cisl-Cgil -prevede l’aumento della paga oraria dei lavoratori e i suoi effetti sono stati estesi a tutti i dipendenti Coopservice che gravitano su quei servizi, ovvero anche a quei lavoratori che essendo stati assunti ex novo, dopo il passaggio d’appalto, non avevano subito la riduzione di trattamenti pregressi”. Nel comunicato non è specificato l’importo dell’aumento. Si parla però di 80 centesimi lordi di aumento per ogni ora di lavoro (adesso gli stipendi oscillano tra i 3 e i 4 euro lordi) per tutti i lavoratori coinvolti nell’appalto, quindi 13 persone nello specifico. Per i bibliotecari (1 persona), l’aumento sarà maggiore: 1 euro e 50, per gli informatici (4 persone) l’aumento è di un euro. Secondo il sindacato Cub l’Università attualmente paga a Coopservice i lavoratori tra i 14 e i 15 euro lordi l’ora. Ottanta centesimi lordi l’ora su un mese (4 settimane, 40 ore a settimana) diventano 128 euro netti.
Cgil e Cisl hanno sparato a zero, nel loro comunicato, contro la Cub. “Nei giorni scorsi il tema è stato propagandisticamente portato alla ribalta mediatica da sindacati di base e collettivi universitari, con elementi distorsivi della reale situazione, causando forti difficoltà alla trattativa in corso, con il rischio di inficiare la possibilità del raggiungimento di un’intesa. Appare chiara la differenza tra propaganda e sostanza. L’accordo prevede l’aumento della paga oraria dei lavoratori e i suoi effetti sono stati estesi a tutti i dipendenti Coopservice che gravitano su quei servizi, ovvero anche a quei lavoratori che essendo stati assunti ex novo, dopo il passaggio d’appalto, non avevano subito la riduzione di trattamenti pregressi”.
Stando ai calcoli fatti ieri da Cub, “un euro lordi all’ora porterebbero lo stipendio lordo a 1.040 euro mese per 40 ore settimanali, per un netto di 728 euro mese“. Visto l’accordo le cifre di Cub sono da rivedere al ribasso. Antonella Zago spiega: “L’aumento è meglio che niente, ma per tornare agli stipendi di prima del cambio di appalto bisognerebbe aggiungere il doppio. Martedì discuteremo delle future mobilitazioni assieme agli studenti che ci appoggiano”. Lo scopero annunciato da Cub è dunque confermato, anche se probablmente sarà spostato al 31 marzo.
Abbiamo chiesto a Ivano Cerri della Filcams Cgil il perché di contratti nazionali con minimi così bassi. “Il contratto della vigilanza era scaduto da 4 anni e non riuscivamo a rinnovare, nel portierato nel 2011 sono nati 4 contratti nazionali siglati da sindacati fantasma. C’era un caos incredibile”, spiega Cerri. “Quindi per riportare tutti sotto un unico contratto abbiamo dovuto firmare un accordo con minimi tabellari molto bassi. Purtroppo è un problema”
Il commento di Coopservice. “Abbiamo dimostrato, anche in questo caso, la nostra disponibilità , ove possibile, a migliorare i trattamenti del nostro personale – commenta il presidente di Coopservice Roberto Olivi – Siamo una realtà con oltre dodicimila dipendenti, operiamo anche in settori fortemente esposti a concorrenza sleale dovuta al mancato rispetto delle regole e, anche in questo, caso abbiamo operato applicando fin da subito un contratto nazionale legittimo. Come del resto abbiamo sempre fatto e continueremo a fare. Siamo una cooperativa seria, parliamo con i fatti e i fatti non possono essere smentiti da polemiche e accuse strumentali”.
La denuncia della Cub: “In università lavoratori pagati 600 euro al mese”
Il rettore cerca una soluzione per i lavoratori Coopservice


