Bologna, 18 mar. – Quella dei lavoratori di Palazzo Paleotti, la biblioteca multimediale dell’Università di Bologna in via Zamboni 25, è una “situazione difficile“: anzi “drammatica” e “insostenibile, oggettivamente è così”. Lo afferma il prorettore vicario Emilio Ferrari che, oggi, ha incontrato un gruppo di manifestanti, composto da lavoratori della Cub e studenti di Hobo e Cua, entrati in rettorato durante la seduta del Senato accademico.
La Cub aveva già sollevato pubblicamente il nodo di Palazzo Paleotti segnalando che dallo scorso novembre, con l’affidamento dell’appalto a Coopservice, i lavoratori hanno subito una forte riduzione di stipendio ed oggi vengono pagati da 2,80 a 3,20 euro netti all’ora. “Dipende da molti fattori”, spiega Antonella Zago che segnala però alcuni casi limite, ad esempio quello di un’assistente bibliografica laureata che, in cambio di 36 ore a settimana di servizio in Università, viene pagata da Coopservice 580 euro netti al mese. “Stiamo parlando di povertà”, aggiunge Zago.
Per il 27 marzo è già convocato uno sciopero ma, a detta della Cub, presto il problema potrebbe allargarsi ad altri lavoratori degli appalti affidati dall’Ateneo alle cooperative, a partire da quelli delle portinerie: a breve, afferma il sindacato di base, potrebbero esserci un centinaio di operatori nelle condizioni dei colleghi di Palazzo Paleotti.
Per chiedere all’Alma Mater di prendere posizione, oggi una trentina di manifestanti sono entrati in rettorato ma, prima di poter raggiungere lo scalone che porta alla sala del Senato accademico, sono stati fermati da una porta chiusa. Pochi minuti dopo, però, Ferrari si è presentato ascoltare le loro richieste, affiancato dal direttore generale Giuseppe Colpani. Al momento di affidare l’appalto, come Ateneo “non sapevamo le condizioni reali” in cui si sarebbero venuti a trovare i lavoratori, afferma Ferrari. “Non le sapevamo perché Coopservice ha mutato il contratto collettivo di lavoro e non è un dato pubblico evidente, questo, dopo aver vinto l’appalto”, aggiunge Colpani. “Noi pensavamo di aver ereditato lo stesso contratto multiservice e quindi non avevamo cognizione di causa rispetto a quelle che erano le conseguenze sui lavoratori”, assicura il direttore generale. Ad ogni modo, “dalla fine dell’anno scorso abbiamo cercato di prendere in carico la questione- continua Colpani- sia con Coopservice sia con le sigle firmatarie di quel contratto”, Cgil e Cisl, “perché noi non siamo controparte nel contratto”. Però, dato che “siamo l’ente che usufruisce di quel servizio, possiamo per altre vie, non formali– aggiunge il direttore- entrare in dialogo con le parti per capire come risolvere la situazione”.
Abbiamo intervistato il direttore generale dell’Alma Mater Giuseppe Colpani. “Entro un mese si potrebbe chiudere la trattativa che abbiamo aperto con Coopservice, stiamo però valutando soluzioni diverse che per il momento preferiamo tenere riservate”. Colpani si dice dispiaciuto di quanto sta accadendo e della situazione dei lavoratori. “Ci stiamo impegnando per trovare una soluzione, valutiamo anche la possibilità di integrare lo stipendio dei lavoratori, ma è una situazione complessa”.


