C’è un forte contrasto in città.
Da un lato fiumi e fiumi d’inchiostro spesi per dar conto dell’ennesima esternazione da parte dello sterminato numero di candidati sindaco ormai presenti (e parlanti).
Dall’altro una serie di fatti, di battaglie civili, che danno senso alla tanto abusata – e spesso tradita – parola “partecipazione“.
Il pensiero, ovviamente, corre immediato alla piazza che ieri ha manifestato srotolando lo striscione di 200 metri lungo via Rizzoli: una presenza straordinaria anche nelle più rosee aspettative degli organizzatori. Non si sono stancati genitori e insegnanti che da settembre si impegnano per cercare di mantenere (e magari di migliorare) la scuola pubblica: 10000 mani, piccole e grandi, reggevano lo stendardo nonostante il vento e il freddo.
Intanto un altro piccolo miracolo si compiva in quella piazza. Si ritrovavano uno accanto all’altro esponenti politici di una sinistra mai come ora disgregata. Non è un caso che a metterli una volta tanto d’accordo sia stata un’iniziativa nata e gestita dal basso, trasversale e apartitica.
Ma non è il solo segnale. Mentre la scuola lotta per mantenere la sua funzione e la sua qualità, medici e personale sanitario non vogliono regredire al ruolo di informatori della questura e si ribellano all’insinuante “invito” a denunciare i clandestini che vanno a farsi curare. Anche questo movimento ha compiuto un mezzo miracolo, quello di incrinare l’unanimità dei parlamentari della destra, da sempre usi ad obbedir tacendo e tacendo votar, cosa che negli anni ha consentito loro di approvare le leggi più vergognose e incostituzionali senza un turbamento o una notte insonne. Infine c’è la ferma e determinata tenacia di coloro che partendo da situazioni umane drammatiche intendono portare avanti battaglie non solo per sé, o per far valere un proprio desiderio, ma per far avanzare le civiltà collettiva e garantire i diritti di tutti: pensiamo a Englaro, a Welby, a coloro che hanno fatto del loro dolore, o del loro stesso corpo, un fatto politico. Loro che non si sono nascosti dietro le segrete stanze di una casa di cura privata per fare in silenzio quello che pensano sia un diritto di ogni cittadino e di ogni essere umano: decidere da soli sulla propria vita e sulla propria morte.
Vuoi per la crisi economica, vuoi per l’assenza di politici di professione capaci di intercettare queste istanze, comunque la politica si sta autorganizzando. Usiamo proprio questo termine, Politica, ormai diventato offensivo a molti e talmente ostico da rendere gli stessi politici i primi a vergognarsene. “Mi candido ma non sono un politico“, “nella mia lista non ci sono partiti“, “non avrò assessori di partito in giunta“: sono queste le frasi ricorrenti. Ma la politica non è un esercizio di delega acritico che si esaurisce col voto.
Appena i “contenuti” (tutti coloro che fanno politica con queste azioni, su questi principi) troveranno il loro “contenitore” adatto, allora si potrà buttare – come vuoto a perdere – anche il vecchio ceto politico residuale. Prima questo avverrà e meglio sarà.
Paolo Soglia


Un commento
Concordo pienamente!
Nadia Brandalesi