Pochi e con un contratto fermo da 30 mesi, i pompieri scendono in piazza


4 giu. – Erano circa un centinaio i vigili del fuoco dell’Emilia Romagna che questa mattina hanno manifestato sotto il Nettuno. I pompieri di tutte le sigle sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Confsal, Usb e Conapo) hanno protestato per il rinnovo del contratto, fermo da 30 mesi, e la carenza di organici. I tagli della finanziaria che bloccano gli aumenti per i prossimi 36 mesi non dovrebbero riguardarli, peccato però, fanno sapere i sindacati, che i fondi per i rinnovi siano già finiti. Sotto accusa anche la scarsità di uomini: la pianta organica prevista, che risale al 1997 ed è quindi già obsoleta, è fissata a 2200 unità su tutto il territorio regionale. Attualmente però, in Emilia Romagna, i pompieri sono solo 1800. 400 uomini in meno del necessario che costringono i vigili del fuoco a “fare i salti mortali per coprire tutti i turni” e nel futuro potrebbero portare alla chiusura di alcuni distaccamenti. Altro motivo della protesta il blocco degli straordinari e i mezzi delle colonne mobili, obsoleti e sottoposti a scarsa manutenzione. Mezzi che hanno partecipato ai soccorsi che hanno raggiunto l’Aquila la notte del terremoto. Non tutti però, perché alcuni si sono fermati a metà tragitto e non sono più ripartiti.

A mezzogiorno una delegazione di vigili del fuoco, due persone per ognuna delle sei sigle sindacali presenti, si è recata in piazza Roosevelt per un incontro col vice prefetto Angelo Tranfaglia che “si è impegnato a riferire a Roma i contenuti della protesta di oggi”.

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