10 mag. – La primavera è la stagione notoriamente legata alle novità, ai nuovi amori e alle più rosee prospettive. Durante gli ultimi due mesi sono sbocciati alcuni fiori che abbiamo colto e prontamente passato sulle nostre frequenze: è il caso di Lucio Corsi, che produce un disco essenziale, acustico, ben lontano dalle sonorità e dalle liriche a cui l’indie ci ha abituato, e di Colombre, che dopo l’esperienza dei Chewingum pubblica un’opera dal sound intimista e asciutto che ci riporta alle sonorità di Mac DeMarco. Restando in ambito italiano, la bella stagione ha visto sbocciare anche le opere prime di Don Antonio, con il suo colorato e suggestivo disco omonimo, e degli onirici e suadenti Campos. Ma, oltre a regalare nuovi frutti, la primavera è stata la stagione di grandi conferme, come nel caso della psichedelia dei Temples, del cantautorato di Father John Misty e delle chitarre acustiche e ruvide dei Dead Horses. Abbiamo anche assistito agli attesissimi ritorni di Kendrick Lamar, che regala un album potente e colmo di singoli, e dei Jesus and Mary Chain, il cui ritorno avviene dopo dieci anni di silenzio. Ritornando in Italia, invece, sulle nostre frequenze ritroviamo l’ultimo fantascientifico lavoro di Paolo Benvegnù, la carica mai sopita di Bassi Maestro, la dolce oscurità degli Ofeliadorme e la malinconia dell’ultimo disco dei Gazebo Penguins.