Planimetrie Culturali cerca un nuovo spazio in città


Bologna, 21 feb. – Fra 5 mesi a luglio 2014 scadrà il contratto di riutilizzo temporaneo del Senza Filtro di via Stalingrado, ex fabbrica “riqualificata” dall’Associazione Planimetrie culturali, specializzata nel riaprire al pubblico aree urbano in disuso o abbandonate. Il contratto prevede una proroga di un anno, ma tra Planimetrie e il Comune di Bologna c’è già un tavolo di discussione per individuare il prossimo spazio da riqualificare.

Sicuramente non sarà l’ex Caserma Masini perché occupata dal collettivo Làbas che è già in trattativa col Comune, e probabilmente non sarà l’ex Caserma Sani perché, come ha detto oggi l’assessore all’urbanistica del Comune di Bologna Patrizia Gabellini, “come Amministrazione Comunale ci siamo adoperati con  l’Agenzia  del  Demanio  per  dare  seguito  all’accordo  che  avevamo aggiornato  per  gli  usi  temporanei” ma la trattativa “al momento è interrotta,  perché  i  due compendi sui quali stava lavorando, vale a dire Sani  e  Masini,  sono stati acquistati da Cassa Depositi e Presti e quindi abbiamo   un   nuovo   interlocutore  e  ancora  la  pratica  non  è stata perfezionata”.

Comunque ci sarà tempo per decidere e trovare a Bologna un altro spazio (privato o pubblico che sia) da assegnare a Planimetrie Culturali, visto che con la proroga contrattuale Senza Filtro potrà stare aperto fino all’estate del 2015.

Nel frattempo però Werther Albertazzi, presidente di Planimetrie, pone un altro problema, e cioè quello delle leggi che ostacolano il riutilizzo temporeneo. “C’è troppa burocrazia e i costi per mettere tutto a norma sono troppo alti – spiega Albertazzi – Sopratutto se consideriamo la nostra permanenza provvisoria in uno spazio”. Un problema che è esploso durante l’ispezione del dicembre 2013 al Senza Filtro, controllo che ha obbligato Planimetrie a chiudere perché non a norma bar e ristorante, e cioè le due più importanti  fonti di sostentamento per tutto il complesso di associazioni che ruotano attorno allo spazio di via Stalingrado.

Le difficoltà sollevate da Albertazzi sono condivise anche dall’amministrazione del Comune di Bologna, che lavorando sul riutilizzo temporaneo delle ex caserme cittadine ha incontrato, parole dell’assessore Gabellini, “tutte  le difficoltà del caso che sono legate a convenzioni  tipo  e  a procedure che sono pensate per usi permanenti e che quindi  richiedono  requisiti  che  sono quelli propri di un edificio che a tutti  gli effetti ha quella destinazione d’uso e quindi non contemplano la provvisorietà”. Per sensibilizzare la politica regionale (e nazionale) sul tema Planimetrie Culturali lancia al Senza Filtro per questa sera alle 19 un convegno dal tema “Riciclo Urbano Temporaneo” (qui l’evento facebook, qui la petizione online per una legge che “regolarizzi la gestione di spazi dismessi attraverso la bonifica culturale temporanea”). L’intervista a Werther Albertazzi sulla legge per il riciclo urbano e sul Senza Filtro

      werther albertazzi web

senza filtro bologna

“Parte da Bologna – recita un comuniato di Planimetrie – la richiesta di una nuova legge giovane, veloce e all’avanguardia per la tutela del nostro territorio, cercando la partecipazione di tutte le Regioni italiane per rispondere a quella che è a tutti gli effetti una esigenza Nazionale. Primo appuntamento aperto verso una proposta di legge che riconosca e agevoli il percorso o la costruzione di progetti, associazioni, start up e piccoli artigiani che riutilizzano temporaneamente (3 anni) spazi in disuso”.  L’obiettivo è quello di presentare alla Regione Emilia Romagna una bozza di legge per alleggerire in qualche modo il carico burocratico nei confronti di chi sceglie di riqualificare legalmente e in maniera temporanea uno spazio urbano non più utilizzato.

“Sono benvenuti – conclude il comunicato  – tutti coloro che intendono contribuire con i propri problemi, saperi e consigli inerenti all’attività di riciclaggio urbano temporaneo per formare il tavolo operativo che costruirà la prima bozza da presentare alla Regione Emilia Romagna in primis e presso il Ministero dei beni e delle attività Culturali e del Turismo al più presto. Crediamo sia l’occasione per riconoscere i tanti vantaggi che possono derivare aprendo le città a questa tipologia di esperienze. Spazi creativi e posti di lavoro, progetti partecipati con i residenti e integrazione sociale in un contesto di riciclaggio edilizio contrastando la cementificazione e l’abbandono urbano”.

 

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