Bologna, 31 dic. – “Provate al comune di Bentivoglio, pare che lì ci sia un medico che la prescrive, ma non so darvi dettagli ulteriori, è un po’ un viaggio della speranza”. E’ quello che si è sentita dire Monica, che a Bologna ha cercato di ottenere la pillola del giorno dopo e ha scoperto che il “diritto alla pillola praticamente non esiste più”.
“L’infermiera del reparto ginecologia del Maggiore – scrive Monica raccontando della sua ricerca iniziata alle 11 di sera e conclusasi solo nel primo pomeriggio del giorno dopo – ci spiega che da loro non avremo la prescrizione della pillola perché la dottoressa di turno è obiettore e comunque la pillola del giorno dopo la prescrivono solo durante il fine settimana, ed è giovedì; ci porge un elenco dei consultori bolognesi invitandoci ad andare da loro, la mattina dopo”. Difficile contattare i consultori, alcuni non rispondono, altri sono chiusi, altri ancora consigliano alla donna di rivolgersi al proprio medico di fiducia, che però in questo caso non c’è essendo Monica arrivata a Bologna per turismo e residente dall’altra parte dell’oceano, a Chigaco. Alla fine la storia si conclude positivamente, ma solo dopo un lungo giro di telefonate ad amici e conoscenti. “La sensazione è di aver ottenuto un favore via raccomandazioni”.
Quanti sono i medici obiettori a Bologna? I dati li fornisce il consigliere comunale del Pd ed ex primario di ginecologia del Sant’Orsola Corrado Melega. A Bologna i ginecologi obiettori che lavorano nei Pronto Soccorso dei due grandi ospedali cittadini sono, approssimando per difetto, almeno uno su tre.Per la precisione il 38% al Maggiore e il 45-50% al Sant’Orsola. Va meglio la situazione nei consultori, dove su 29 medici solo 3 fanno obiezione di coscienza quando una donna richiede la pillola del giorno dopo. “La clausola di coscienza obbliga l’obiettore ad informare la donna sulla possibilità di ottenere la pillola il più velocemente possibile. Purtroppo a Bologna questo non sempre succede”, spiega Melega.
A metà dicembre c’è stata una riunione tra l’associazione Orlando, Udi, le donne del Pd, i rappresentanti dei consultori, del Maggiore e del Sant’Orsola, ed è stato deciso “visto che ci sono stati deficit di presa in carico delle donne, di comunicazione e informazione, di stilare un protocollo di intesa per dare risposta in tempi compatibili con l’efficacia del farmaco a chi chiede una pillola del giorno dopo“. Quindi entro le 12 ore. “Ora Ausl e aziende ospedaliere dovranno formalizzare la decisione – spiega Melega – ma nel giro di un paio di mesi sarà possibile partire col protocollo”.
Sara del collettivo femminista Mujeres Libres racconta alcune delle difficoltà che si possono incontrare cercando di ottenere la pillola del giorno dopo. “Ad esempio al pronto soccorso si viene messi in codice bianco e quindi bisogna attendere ore su ore anche se non c’è un ginecolo obiettore”.
“Nel 2012 – ha spiegato l’assessore alla sanità del Comune di Bologna Luca Rizzo Nervo rispondendo a un’interrogazione sul tema pillola del giorno dopo del consigliere Pd Melega – sono state effettuate 1.144 prescrizioni, è il dato aggiornato a settembre, quindi nei primi nove mesi del 2013, è di 899 prescrizioni. L’accesso a questa prescrizione non necessita di prenotazione, ma avviene a seguito di richiesta diretta al consultorio. Nel caso in cui non sia disponibile, in quel momento, un medico per la ricettazione, si consiglia alla donna di rivolgersi ad altro consultorio vicino o al proprio medico curante, questa è la modalità, diciamo , normale. La prescrizione della contraccezione d’emergenza può essere effettuata, oltre che dai ginecologi dei consultori, anche dai medici di Pronto Soccorso (qualunque Pronto Soccorso, non solo quelli ginecologici) e da qualunque medico, compresi i medici di medicina generale e quelli di continuità assistenziale, l’ex guardia medica.
La pluralità di figure e servizi che possono garantire la prescrizione di questa forma di contraccezione dovrebbe garantire alternative adeguate alla eventuale “obiezione di coscienza” detta fra virgolette perché, come il consigliere Melega ricordava, stiamo parlando di un metodo contraccettivo e non di un metodo abortivo. Dovrebbe garantire – dicevo – soluzioni alternative adeguate all’eventuale obiezione di coscienza di un operatore”.
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Credo pertanto che sia utile, proprio per migliorare la presa in carico, per consentire che la eventuale obiezione di qualcuno non diventi l’inesigibilità di un diritto da parte di altri. Credo sia assolutamente necessario migliorare questo coordinamento e so che anche i professionisti delle nostre strutture ospedaliere, sia il Maggiore, sia il Sant’Orsola sia
le strutture consultoriali stanno già lavorando in questo senso, stanno interrogandosi su come definire anche un protocollo per rendere disponibile la contraccezione d’emergenza H24 e consentire una migliore informazione alle persone che si trovano in quella particolare esigenza”.

