11 giu. – “Tutti i miei lavori, anche con One Dimensional Man e Il Teatro degli Orrori sono politici, ma qui ho fatto come pare a me“: Pierpaolo Capovilla ha presentato così, ieri ai microfoni di Maps, il suo debutto solista, Obtorto Collo, pur specificando che nella creazione dell’album sono coinvolte decine di persone, dal produttore Taketo Gohara a Vincenzo Vasi, da Guglielmo Pagnozzi a Giulio Ragno Favero. “Si tratta di un disco politico anche se parla di me, ma noi viviamo in questa società: è un’autobiografia collettiva” in cui si raccontano gli abus e le ingiustizie del Paese. Una pratica importante a cui Capovilla ci ha abituato da sempre, ma in questo disco c’è qualcosa in più. “Questa volta racconto gli ultimi, gli emarginati, gli stigmatizzati”, ha dichiarato nei nostri studi Capovilla. E in effetti, ascoltando le tracce dell’album, troviamo la storia di una donna che subisce violenza dal marito, narrata in prima persona (“Quando”), l’atroce vicenda di Francesco Mastrogiovanni, morto dopo essere stato legato per più di tre giorni di seguito a un letto di contenzione (“Ottantadue ore”), o uno sguardo su una ragazza romanì (“Zingari ce lo siamo inventati noi”, precisa Capovilla) che si vergogna di appartenere al suo popolo (“Irene”).
C’è una tensione narrativa nella scaletta del disco, che comincia con una richiesta all’ascoltatore, “Invitami”, e finisce con un “Arrivederci” che in realtà è un addio. “Esiste un’economia narrativa nel disco, che non è un concept album”: tuttavia nell’intervista Capovilla ha parlato spesso dell’indifferenza che l’Italia dimostra tutti i giorni. Un disinteresse, l’assenza di solidarietà e di valori, contro i quali il musicista punta il dito. “Non facciamo rivoluzioni con le canzoni, ma possiamo contribuire a una rimodulazione dell’immaginario collettivo“. E Capovilla non si ferma: “Gli italiani hanno perso il passato e i valori della Costituzione” e questo è sintomo di una perdita della memoria storica, del passato, che ha un terribile effetto: “Non considerare il futuro, il che equivale a non considerare la vita”. Parole dure, per un musicista che è sempre stato estremamente diretto nell’espressione delle sue idee, attraverso molteplici vie. Obtorto collo (ascoltate l’intervista per capire il motivo della scelta per il titolo) è solo l’ultima.



