28 apr. – Circa un migliaio di persone in strada nell’ultimo anno. E’ una stima perché tiene conto anche di chi non entra in contatto con il servizio mobile di Piazza Grande ma secondo la onlus che si occupa di senza fissa dimora è la fotografia più credibile su un fenomeno che sta cambiando. Lo spiega il responsabile del servizio Alessandro Tortelli: “Ci sono 500 persone di cui sappiamo nome e cognome e luogo di provenienza a cui però dobbiamo aggiungere anche quelli che non sono entrati in contatto con noi, dai rom che vivono nei campi abusivi agli stranieri irregolari”.
Tra i 293 casi di persone seguite da più tempo sono in 120 quelli che non hanno problemi specifici se non essere poveri. Come è accaduto a Ranbir, il ragazzo indiano di 21 anni morto per un probabile abuso di alcolici in piazza dei Martiri, che non era riuscito a rinnovare il permesso di soggiorno perché aveva perso il lavoro. Ranbir è stato vittima del rapporto tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno sancito nella legge Bossi Fini. Sabato alle 15 l’associazione invita i cittadini a portare un fiore dove questo ragazzo è stato trovato morto mentre alle 18.30 ci sarà un concerto (già organizzato) per i senza tetto sotto il tendone della Montagnola.
“Il bisogno è aumentato”, conclude Piazza Grande, e la risposta dei servizi sociali è insufficiente. Nonostante l’apertura del dormitorio di via Capo di Lucca che permette l’accesso diretto ai residenti anche i non residenti rapprensentano una quota importante di chi non riesce ad avere una risposta. E poi rimangono in primo piano anche gli aspetti paradossali creati dal decentramento dei servizi sociali; per questo Piazza Grande ha ricordato il caso di Rita, una signora che dormiva in piazza Maggiore. La piazza è divisa tra quattro quartieri e questo ha creato non pochi problemi ad individuare il servizio sociale di quartiere che la doveva prendere in carico.

