Piacenza privatizza, Bologna vende, Reggio controcorrente: “Acqua pubblica al 100%”

acqua pubblica16 ago. – Il referendum sull’acqua del 2011 sembra ormai appartenere a un’altra epoca. Molto è cambiato sotto il cielo della politica italiana, poco è stato fatto per portare l’acqua “fuori dal mercato”, come chiedevano i comitati referendari. Abbiamo fatto un giro in Emilia-Romagna, per capire cosa sta succedendo in regione.

Iniziando da Reggio Emilia, dove è in corso un processo che porterà al controllo 100% pubblico del ciclo idrico. “Si tratta solo di capire se sarà una Spa o una società pubblica di altro tipo, ad esempio un’azienda speciale, cioè un soggetto di diritto pubblico”, spiega Mirko Tutino, assessore alle ai beni comuni del Comune di Reggio Emilia. La decisione, continua Tutino, “dipenderà anche da cosa gli istituti di credito ci diranno”. Ed è proprio la possibilità che la scelta ricada sulla forma spa, per quanto al 100% pubblica, a non piacere a Emiliano Codeluppi dei Comitati acqua bene comune di Reggio Emilia. La decisione comunque è presa. A gestire il ciclo idrico non sarà più Iren, ma una nuova azienda controllata completamente dai comuni del territorio. “Il nuovo soggetto titolare della concessione dell’acqua partirà nel gennaio 2015”, spiega Tutino.

Poi c’è il caso di Piacenza, dove a gestire l’acqua sarà un soggetto controllato dai Comuni del territorio solo al 35%, la maggioranza sarà invece privata. “Una privatizzazione che condanniamo”, ha detto Paolo Lega del Comitato acqua bene comune di Piacenza.

E infine c’è il caso di Bologna. Dopo il referendum e nonostante alcune proteste nulla è cambiato. Recentemente c’è stato l’annuncio della vendita di azioni Hera svincolate dal patto di sindacato.  “Non c’è alcuna idea differente da quella della messa sul mercato dei servizi pubblici locali – spiega Andrea Caselli del Comitato di Bologna – Così ci si allontana sempre più dall’esito referendario”.

Ecco il podcast della trasmissione:

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