Ieri mattina i giudici hanno respinto il ricorso della Procura di Milano del Luglio scorso che impediva ai medici di sospendere l’alimentazione di Eluana Englaro, in coma da 17 anni. “Viviamo in uno stato di diritto”, ha commentato il padre Beppino Englaro.
Lo Stato si è espresso in serata anche sull’irruzione della polizia alle scuole Diaz durante il G8 di Genova.
13 condanne, 16 assoluzioni, un terzo delle pene comminate rispetto a quanto aveva richiesto il Pubblico Ministero. Le condanne riguardano quei poliziotti trovati con mani sporche di sangue o con le molotov in tasca, quelli di cui era stata provata in maniera manifesta la condotta violenta, l’accanimento e la volontà di depistaggio. Impossibile mandarli a casa.
Sotto le urla di Vergogna del pubblico presente in aula sono andati assolti tutti gli altri, soprattutto i vertici della polizia portati a giudizio, a comiciare da Francesco Gratteri, attuale capo dell’Anticrimine, all’epoca dei fatti direttore dello Sco e poi Giovanni Luperi, nel 2001 vice direttore dell’Ucigos, e Gilberto Calderozzi, oggi capo dello Sco.
Per la macelleria Diaz, come per il lager di Bolzaneto, lo Stato di Diritto non ha voluto condanne esemplari: è stato fatto il minimo, si è condannato chi proprio non si poteva assolvere, si è lasciato fuori tutto il “Plotone Comando”. Non parliamo poi delle responsabilità politiche e governative: in Italia si può accertare – a volte – la responsabilità politica nella corruzione, mai però è stata ricondotta a una responsabilità politica la repressione.
Daltronde i picchiatori della Diaz e i torturatori di Bolzaneto hanno avuto in questi anni una robusta copertura politica: carriere d’oro e difese pubbliche in cui si sono esposti molti esponenti di primo piano della Destra, a testimoniare la responsabilità nelle azioni delittuose di chi rappresentava un pezzo dello “Stato”. Il numero di persone coinvolte e l’enormità di prove documentali prodotte sugli abusi perpetrati rendono difficile pensare che si sia trattato di deviazioni individuali, è stato invece un piano repressivo studiato attentamente, e portato avanti in modo cinico, violento e spregiudicato.
Per quasi una settimana in Italia c’è stata una sospensione dei diritti civili e costituzionali, picchiatori e aguzzini hanno potuto “esercitarsi” senza alcun controllo e senza nulla temere: un caso fortunoso ha voluto che alla Diaz e a Bolzaneto non ci siano state altre vittime da aggiungere a Carlo Giuliani.
Se lo Stato, con i suoi giudici, nel giudicare ha dato il minimo, e forse meno, la coscienza democratica dell’Italia e del mondo intero il suo giudizio sui tragici fatti del G8 l’ha già dato: è impresso nella memoria di chi c’era e nelle testimonianze di chi lo raccontò allora e continerà a farlo.
Paolo Soglia

