Per non essere ostaggi del conformismo

Situazione al limite del paradosso: Cevenini – ex outsider considerato da tanti big del suo partito più colore che sostanza – ottiene l’incoronazione alla festa del Pd. Arrivano subito le benedizioni di Bersani, Errani e Bonaccini (quella di Donini c’era già..) e sul carro del Cev si apprestano ad accomodarsi in tanti.
La nostra classe politica è un manifesto di flessibilità: si può passare da Cofferati detto “Tex il Cerbero” a Delbono detto “il  breve” e già pensare al Cev (detto mister preferenze) con grande candore.

La situazione però è spinosa perché, annusato il paglione, i candidati da opporre al Cev cominciano a scarseggiare: Campagnoli dalla Cina dice e non dice, fa il cinese, ma sembra pronto anche ad accettare un “piano B”. I vari partiti comunisti e verdi si sfilano, le famose primarie di coalizione non si sa dunque con chi farle, quando farle e come.

Sfinito, il Cev si lamenta: dopo tanti lazzi e battutine adesso corre il rischio di passare per l’uomo del Partito, anzi: il Salvatore della Patria.
Ebbene, molti si chiedono se per non esser ostaggi del conformismo, per uscire dalla confortevole tradizione plebiscitaria bolognese non sia il caso di osare, di “sparigliare”, mettendo in campo una proposta che si confronti con quella del Cev (detto ora “il predestinato”).

Tanti se lo chiedono ma poi, anche i più accorti, fatto il conto delle proprie forze e della poltiglia sociale che ci circonda, desistono, convinti che sarebbe solo una vana illusione che rischierebbe di confondersi con la miriade di listini personalistici o di micronicchie politiche che sicuramente sbocceranno da qui a marzo.
I ceti politici residuali, alcuni esponenti della borghesia rentier, alcune aree di ceto medio riflessivo, vorrebbero magari trovare il modo per giocarsi la partita, ma nessuno si scopre: per conquistare consensi non bastano certo solo articoli sui giornali e amici facebook. E poi coi big del PD che han già deciso, fare politica “all’americana” – si sa – è fatica…

Però.. l’operazione non è affatto impossibile. Difficile si, ma non impossibile. Bisogna partire dal lato opposto da cui solitamente si parte: la mera ricerca del candidato.
Ma anche smetterla con la vocazione all’assemblearismo inutile e con la litania di frasi fatte tipo “prima il programma e poi il candidato”.

L’operazione consiste nel connettere la voglia di una lista civica (di sinistra?), con la necessità stringente di rendere protagonisti i cittadini più impegnati e generosi, scommettendo sul futuro, concentrandosi su quattro aree: lavoro, servizi, innovazione, nuove cittadinanze.
Servono radici, certo, ma non serve parlare guardandosi indietro.
Per avere una minima chance di riuscita bisogna quindi individuare, attraverso una prima difficile e oscura tessitura, un certo numero di reti da connettere. Reti che sono rappresentate da persone in carne e ossa. Esse devono essere eterogenee, mettersi assieme, (attorno a un tavolo, non al palasport..) e partendo dalle proprie parzialità dare gambe a qualcosa di più completo. Non sarebbe poi male se alle reti si affiancassero una serie di singole personalità autorevoli disponibili a sostenere un progetto: attenzione, non “padri nobili”, ma persone in carne ed ossa che avendo ottenuto nei propri ambiti (diversissimi) rispetto e credibilità, trasmetterebbero questa autorevolezza e questa forza anche all’esterno.

A questo punto, va da se, si porrebbe – evidentemente – anche la questione di chi debba “incarnare” la proposta. Le due cose però viaggiano insieme: un germoglio vitale ed eterogeneo di reti/persone/proposte, per non morire, ha bisogno di riconoscersi in una candidatura. Ma sfogliare la margherita dei personaggi candidabili senza avere un’idea che è una è un esercizio inutile che serve solo a “bruciare” le persone e avvilire i già pochi entusiasmi.

Anche riuscendo in tutto questo, poi si vincerebbe? Difficile, ma non è quello l’importante. Il problema non è vincere, ma convincere per guardare avanti.

Paolo Soglia

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5 commenti

  1. Il primo passaggio è svuotare il meccanismo plebiscitario delle primarie – che a Bologna non funzionano e sono solo un metodo per legittimare, per questo onestamente, scelte altrui – rinunciando a concorrervi.

    Il secondo, sedersi attorno a un tavolo e stendere 10 idee (sintetiche, incisive, niente minestre riscaldate) di programma. Da quelle e con quelle, parlare alla città. Il resto, se saremo bravi e capaci (mettiamo qualche punto interrogativo su questa ipotesi, ché ci sono talmente tanti dinosauri a sinistra in cerca di una poltrona, che paralizzano fino ad estinguerle le possibilità d’azione), verrà da sé.

    Cosa da non fare: niente pasticci assembleari in cui non si capisce che idea si ha del potere e come ci si rapporta ad esso.

    Cose da fare: per ogni scelta amministrativa da ratificare o da compiere, vagliarla alla luce della laicità delle istituzioni.

    Ciao Paolo, e grazie, come sempre, per i tuoi ottimi editoriali.

    Comment by Maurizio Cecconi on 11/09/2010 at 13:13

  2. Incisiva analisi, di una radio che si distingue. Il problema è anche dei cittadini e dell’informazione: conformismo e riproduzione sociale aiutati dalle testate dei quotidiani locali che aiutano la plebiscitaria e popolustica (alla Berlusconi) scelta di Cevenini.
    I cittadini che provano faticosamente ad occuparsi di Bologna rimangono invisibili; la stessa sorte delle assemblee del pre-Cofferati e di Unirsi la sta avendo il gruppo iocisto costituitosi in febbraio per evitare la frammentazione delle sinistre e che ha provato a coinvolgere durante i Consigli fuori dal Comune i cittadini e le associazioni bolognesi, cercando fra l’altro di ricostituire una rete efficace; il tutto però rimane ancora una volta troppo lontano dai riflettori mediatici. Altra questione: Cofferati appena candidato cominciò a chiedere la rappresentanza dei gruppi e delle associazioni. Ma quale rappresentanza hanno questi partiti se è vero che alle ultime elezioni regionali come ci insegnano i dati dell’Istituto Cattaneo, la coalizione vincente ha perso più dell’8% (dato tra i più alti d’italia)?
    E intanto che si fanno questi giochi di potere Bologna si degrada e diventa sempre più caotica e povera.

    Comment by Silvia Lolli on 11/09/2010 at 23:42

  3. Bisognerebbe appurare in primo luogo se esiste questo spazio politico per ” riconnettersi “.
    Alcuni ( autorevoli ) dicono di no, con motivazioni comprensibili e anche condivisibili, prima fra tutti ” non è una lista per sistemare qualcuno?” d’altra parte racimolare un 1% con un accordo con il ” sindaco ” produce di sicuro un assessore e la possibilità di un consigliere.
    Io penso che lo spazio potrebbe esserci, ma mi piacerebbe in primis confrontarmi viso a viso, con alcuni ” disinteressati, tra i quali auspicherei Zani e lo stesso Soglia.
    Una tagliatella disinteressata potrebbe esser un buon inizio.
    a presto

    Comment by Edoardo Schiazza on 12/09/2010 at 21:31

  4. Così a caldo, concordo molto con quanto scrive Soglia. Aggiungo però che forse ha trascurato qualche aspetto che ha (o potrebbe avere) lati positivi. Mi spiego. Sarà che personalmente sul PD e sull’operazione che è e vorrebbe rappresentare a scala nazionale nutro avversità totale, ma una candidatura Cevenini avrebbe, credo, aspetti positivi.
    Verissimi i rischi di una svuotatura della candidatura, con l’abbraccio mortale degli zombie-notabili-yesman della casta locale, ma di questo il povero Cev avrebbe colpa relativa. L’altro giorno ho letto le pagine che il Corriere ha dedicato alla “incoronazione” di Parco Nord. Mi sono letto anche il box sulla biografia, e ho scoperto non senza stupore (positivo) che Cevenini non solo non era <> del gotha locale, ma che è uno che ha sempre lavorato, qua fuori, nella società, come tutti noialtri mortali. Addirittura, è uno che ha fatto la sua porca gavetta, essendo assunto come centralinista per poi diventare responsabile del personale e poi Manager. Per un politico di quell’età che sta facendo “carriera” in questi anni questi sono dati che hanno dell’incredibile. E per me, in positivo. Invito tutti a riflettere sull’immagine ceveniniana invece “leggera”, al limite del poco serio, che anche tutti i media avevano contribuito a confermare fino praticamente ad ora.
    Potrò essere ingenuo, ma a me paiono dati meritevoli di considerazione, e la persona meritevole di rispetto (cosa che, sempre secondo me, non vale altrettanto per molti altri dirigenti locali di quel partito).
    Tutto ciò detto, il quadro che ci attende mi sembra possa essdere in effetti quello detto da Paolo Soglia (che saluto!), con le condivisibili aggiunte del commento di Maurizio Cecconi.

    Venendo al da farsi, io molto modestamente una o due idee, da provare a confrontare fra persone che ne avessero voglia, credo di averle. Dove/come creiamo il modo di parlarne sensatamente?

    Gualtiero Via, Bologna. Insegnante.

    Comment by Gualtiero Via on 12/09/2010 at 23:09

  5. Sul piano del’analisi, la faccio breve; chi ha 5 minuti può leggersi quello che ho scritto per il numero di “Carta” che sta in edicola:
    http://rudi.splinder.com/post/23296282/bologna-a-fine-estate

    Condividendo la descrizione di Paolo sulla “poltiglia” bolognese e sulla necessità di riconnettere “reti” che tendono ad andare per conto proprio, mi sento di indicare solo due priorità in negativo, per delimitare il campo dell’eventuale lista civica.

    1) Nessun aggettivo, nemmeno la parola “sinistra” (io che continuo a essere comunista, non sento il bisogno di questa retorica che allontana più che attrarre).
    2) Nessun simbolo di partito o lista collegata (se Prc, Verdi, magari persino Sel o 5 Stelle arrivassero a convincersi che questa è la strada giusta, non avrebbero alcuna utilità le piccole furbizie legate al marketing politico).

    E poi, come spiega bene Paolo, la democrazia non è un elastico da tirare quando conviene.
    Un percorso davvero democratico e inclusivo – l’unico per cui valga la pena spendere tempo (e denaro: la lista non sarà gratis) – non può avere un esito predeterminato. Proprio le difficoltà legate all’esperienza di “Io ci sto” sono lì a confermarlo. Ma se si crede davvero nella cittadinanza attiva, non ci sono scorciatoie.

    Comment by Rudi Ghedini on 13/09/2010 at 10:59

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