5 nov. – L’Italia sarebbe stata più forte se avesse avuto più Stato. La riflessione è di Sabino Cassese, giurista e giudice della Corte Costituzionale, a Bologna per l’annuale lettura del Mulino. E in uno dei passaggi del suo discorso, che ha percorso la storia del nostro paese, ha elencato ciò che lo indebolisce: Il nostro è uno Stato debole, separato dai cittadini, diviso in due (Nord e Sud) e incapace di emanciparsi dagli interessi particolari.
Incapace di emanciparsi dagli interessi particolari, cioè i suoi, nel caso del nostro premier; dei Grandi Elettori, per quanto riguarda i partiti che formano la maggioranza. E in nome di quegli interessi particolari Silvio Berlusconi resta al suo posto, contro tutto e tutti, immobile, ormai distante anche dal suo popolo. E il senso dello Stato è ormai perduto.
Quando “scese in campo”, Berlusconi parlava di liberismo, di mercato, si descriveva come un imprenditore di successo da contrapporre all’uomo politico corrotto della Prima Repubblica. Nel corso di questi 20 anni abbiamo imparato a capire che Silvio tutto voleva tranne abbattere i monopoli. Ma su un obiettivo ha lavorato molto: screditare l’idea di servizio e di bene pubblico.

