Per la Procura Adama si è inventata le violenze

28 apr. – Per la Procura di Forlì Adama, la donna senegalese che aveva denunciato le violenze di un connazionale, si è inventata tutto, anche lo stupro. I magistrati hanno archiviato il fascicolo a carico del presunto stupratore e hanno notificato alla donna un avviso di fine indagini con una dozzina di capi d’imputazione. La accusano di duplice calunnia, sostituzione di persona, truffa e una serie di falsi.

Avrebbe prodotto documenti falsi di un matrimonio, si sarebbe sostituita a una connazionale e, con la falsa identità, avrebbe aperto conti correnti, denunciato lo smarrimento di un bancomat, chiesto un ricongiungimento familiare.

La donna era finita nel Cie di Bologna perché trovata senza documenti. Dopo una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle istituzioni, lo scorso novembre ha ricevuto un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale e vive in una struttura protetta.

«La condizione di clandestinità creata dalla Bossi-Fini è una condizione di ricattabilità estrema, sulla quale si fa leva per mettere le donne nell’angolo», denuncia Paola Rudan di Migranda, una delle associazioni che ha sostenuto Adama sin da subito

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Rispetto al provvedimento di espulsione da cui Adama è stata colpita, secondo l’avvocato Andrea Ronchi, l’esito delle indagini dei magistrati forlivesi non cambia nulla.

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