“Per 31 euro Acer mi vuole togliere la casa”. La storia di Youssef

pilastro bologna case acerBologna, 7 ago. – Non ci sono solo i “furbetti“. Nella rete dei controlli di Acer, l’azienda che a Bologna si occupa del patrimonio di edilizia pubblica residenziale, è rimasto impigliato anche Youssef (il nome è di fantasia, ndr). Invalido al 75%, Youssef abita dal 2009 in un piccolo appartamento di 45 metri quadrati in quell’infinita sequenza di blocchi abitativi che è il Virgolone del Pilastro. Dal gennaio di quest’anno vive nel terrore di vedersi annullata l’assegnazione: “Per un errore di 31 euro mi vogliono togliere la casa. Non so più che fare”.

La sua sfortuna è stata quella di aver dichiarato 31 euro in meno di reddito Isee nella domanda per ottenere l’assegnazione del suo appartamento. Domanda che è stata accolta nel 2009, ma che ora viene messa in discussione proprio per quell’errore microscopico. Per il 2007 si parla di 31 euro di differenza, per il 2009 l’errore sale a 350 euro. Numeri che per Acer sono importanti, perché è su quelle cifre che è stata decisa l’assegnazione dell’appartamento. E così il 9 gennaio 2014 Acer ha spedito una lettera a Youssef, gli ha contestato le due dichiarazioni errate (per entrambe si parla di un reddito che fatica a toccare i 1500 euro annui), e ha concluso così: “La sua posizione sarà segnalata al Comune con proposta di annullamento dell’assegnazione“.

lettera acer - pilastro

Una doccia fredda per un uomo che non può più lavorare e conta solo su un piccolo assegno di invalidità di non più di 250 euro al mese. “A quella cifra – racconta – devi togliere i 150 euro al mese che spendo tra affitto Acer, spese di condominio e bollette. Mi rimane qualcosa giusto per mangiare”. Non sempre le cose sono andate così male per lui. Per 15 anni ha lavorato a Bologna. Stipendi bassi ma dignitosi. “Ed ero in regola”, ci tiene a precisare mostrando le sue vecchie dichiarazioni dei redditi. Nel 2007 un incidente stradale cambia tutto e lo costringe in un primo momento all’immobilità quasi totale. Da lì in poi una via crucis ospedaliera, la separazione con la moglie e la crisi economica che rende la ricerca del lavoro quasi impossibile. Per Youssef, quando arriva l’appartamentino Acer al Pilastro, è la salvezza. “E’ piccolo, ma io sono da solo, e mi va bene così”. Perderlo, e ce lo dice senza mezza termini, per lui vorrebbe dire finire in strada. “Sono invalido, per andare in bagno ho bisogno del catetere. E’ possibile ridursi così?”. Youssef si è rivolto al Sunia per tentare di sanare la situazione, e sarà proprio il sindacato a dover capire se la comunicazione di Acer è un’automatismo burocratico o l’annuncio di un futuro sfratto, “visto che a me allo sportello non dicono niente”, aggiunge l’uomo. Rimane però l’angoscia di una persona che da 8 mesi vive con l’incubo di dover lasciare casa. “Speriamo facciano qualcosa, perché io ormai non posso fare altro che aspettare la prossima lettera”.
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