Dioniso in frantumi. Non sarà sufficiente una pena pecuniaria

13 feb. – Non se la caverà con una multa lo studente 26enne di origine cilena che mandò in pezzi il settecentesco calco in gesso raffigurante Dioniso dell’Accademia delle Belle Arti di Bologna, durante l’occupazione dello scorso dicembre. Il gip Alberto Gamberini, infatti, ha rigettato la richiesta di oblazione presentata dalla difesa. Un istituto giuridico possibile per le contravvenzioni, in base al quale il reato viene estinto dietro pagamento di una somma di denaro. Il magistrato ritiene che la contravvenzione di cui è accusato il giovane, “la distruzione di un bene storico” prevista dalla legge che tutela i beni culturali, non rientri, quindi, tra quelle che possono risolversi in tal modo. Lo studente, che il giorno dopo la rottura della statua si è costituito alla Digos, dicendo di aver fatto cadere a terra statua urtandola per sbaglio, è finito indagato per danneggiamento aggravato e distruzione di un bene storico. La Procura decise la chiusura delle indagini, affidate al pm Luigi Persico, in un mese, inviando l’avviso di conclusione con entrambi i reati e facendo intendere la volontà di chiedere l’archiviazione per il danneggiamento. Se il gip avesse accolto l’oblazione, tutto si sarebbe chiuso. Ora, invece, un giudice sarà chiamato a far chiarezza sul comportamento del giovane, dopo che la Procura avrà deciso se chiedere il rinvio a giudizio o proporre un più rapido decreto penale di condanna.

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