Pd Bologna: “Mai col Pdl”

2 mar. – Iscritti, militanti, elettori, ma anche qualche dirigente del Partito Democratico, hanno inviato al segretario provinciale Raffaele Donini 500 mail con un messaggio chiaro: “No all’ipotesi di governissimo e ad un accordo con il Pdl”. Una posizione condivisa dall’esecutivo “allargato” che si e’ svolto ieri sera in via Rivani, alla presenza del sindaco Virginio Merola, della presidente della provincia Beatrice Draghetti e di tutti i candidati (eletti o no) al Parlamento.

Se alla fine ci fosse un’alleanza con Berlusconi, spiega Donini, “non troverei più la federazione e la prossima conferenza stampa dovremmo farla in camper”. Se c’è qualcuno nel Pd che a livello nazionale appoggia questa ipotesi, chiarisce inoltre il segretario “allora noi siamo in contrasto aperto” con lui.

Donini esclude anche la riedizione di un governo tecnico, nel segno di quello guidato da Mario Monti: “Non abbiamo paura di tornare a votare”. Questo perché per il Pd bolognese la “sofferenza” nazionale è legata “principalmente all’esperienza del governo Monti”.

Allo stesso modo, per Donini il Pd non deve “piegarsi” neanche alle “trappole” di Beppe Grillo e del M5S, ma “incoraggiare il tentativo di Pier Luigi Bersani di proporsi a viso aperto alle Camere con un impegno di combattimento e cambiamento, che richiami il Parlamento alle proprie responsabilità”. I temi su cui il possibile Governo Bersani dovrebbe impegnarsi e chiedere la fiducia, secondo il Pd bolognese, dovrebbe impegnarsi a “diminuire l’ideologia del rigore e dell’austerità” in chiave europea,  promuovere “pulizia” con leggi contro la corruzione, il conflitto di interessi e falso in bilancio, riformare le istituzioni a partire dal dimezzamento dei parlamentari, promuovere la “sobrietà e sostenibilità della politica”, avanzare un “piano per il lavoro” e “dare ossigeno” alle piccole e medie imprese.

Nessun passo indietro sul piano locale. Di fronte alla richiesta di segnali di cambiamento, fatta dal consigliere grillino Massimo Bugani, Donini risponde che il referendum sul finanziamento alle scuole “è pericolosissimo”, perché, anche se pone “una domanda apparentemente innocua”, potrebbe colpire il destino di oltre 1.700 bimbi, a cui il Comune non riuscirebbe a dare risposta con il solo milione di euro risparmiato dai finanziamenti alle private. Passando al People mover, “ad una città come Bologna serve come l’aria un collegamento dedicato e veloce tra aeroporto e stazione” ribadisce Donini.

Si può discutere invece, secondo Donini, sul finanziamento pubblico ai partiti: “Non bisogna avere tabù nel discutere anche di questo tema”.  “Sono sempre stato convinto della necessita’ che i partiti abbiano un finanziamento pubblico come in Francia e in Germania”, ragiona Donini, ma oggi si puo’ inserire anche l’ipotesi dell’abolizione “come elemento di discussione”.  Del resto, proprio la federazione di Bologna “dimostra che si puo’ fare politica anche senza i finanziamenti pubblici”, ricorda Donini, visto che “il 94% del nostro bilancio arriva da feste, sottoscrizioni e tesseramento”, cioe’ fondi privati.

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