“Arrivavano come scheletrini, e se ne andavano tutti belli bianchi e rossi”. Così Miriam Mafai ricorda i bambini del Sud Italia che tra il 1947 e il 1952 furono accolti dalle famiglie emiliano romagnole. In tutto furono 70mila i bimbi che nel dopo guerra vennero messi su un treno e spediti a nord, per strapparli, almeno temporaneamente, alla miseria e alla fame di territori che uscivano devastatati dalla guerra. Una iniziativa che cambiò la vita a molti di loro, oggi 70enni. Alessandro Piva,ha raccontato la loro storia in Pasta Nera, un documentario in proiezione alle 68esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione Controcampo Italiano.
Quelli dei treni dei bimbi verso il nord sono i tempi degli scioperi per il pane e il lavoro dei braccianti del sud e delle rivolte delle disperazione, come quella nata da una manifestazione autorizzata il 23 marzo del 1950. Per reprimere la protesta furono inviati i carri armati e 180 persone furono arrestate a San Severo, in Puglia.
E’ in questo contesto che si inserisce l’iniziativa di solidarietà che portò anche a Bologna centinaia di bambini. L’allarme sulle disperate condizioni infantili nel meridione fu lanciato dal Pci e a darsi da fare per organizzare l’accoglienza furono sopratutto le donne dell’Udi, l’Unione Donne Italiane.

