20 apr. – La bufera a Casteldebole è esplosa ieri. Questa mattina, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Bologna sui falsi pass invalidi, sono stati sentito dai pm il portiere rossoblu e della nazionale Emiliano Viviano e capitan Marco Di Vaio. La Procura intanto spiega che al centro degli accertamenti c’è più di un contrassegno, non solo quello della collaboratrice Marilena Molinari cui erano associate le targhe delle auto di alcuni giocatori del Bologna. Gli altri pass collegati ad auto di calciatori sarebbero almeno due associati a due auto dello stesso giocatore. Per quanto riguarda quello della Molinari il permesso di cui avrebbero usufruito i giocatori non sarebbe il semplice accesso al centro ma quello nella T di via Indipendenza, Rizzoli e Ugo Bassi.
La Molinari è una collaboratrice del club che assiste i giocatori in diverse pratiche e che avrebbe deciso, nel rispetto delle leggi, di associare al suo pass le targhe di alcuni giocatori (se ne possono associare almeno 10).
Uscendo dalla procura, dopo circa due ore di colloquio con il pm Valter Giovannini, Viviano, piuttosto mesto e scocciato, si è limitato a dire: “Non posso parlare di niente“.
“Non vedo tutto questo casino, e comunque c’é un’indagine in corso. Io non ho sbagliato e neanche Marilena“. E’ invece in queste parole la difesa di Gaby Mudingayi, centrocampista belga di origini congolesi, anche lui sentito ieri dai vigili. “Io – ha detto Mudingayi – vorrei ringraziare Marilena. Quando sono arrivato è stata la prima ad aiutarmi, a trovare casa e per tante altre cose. Tutte le volte lei ci aiuta“.
Di Vaio è uscito dopo un’ora ma senza passare davanti ai cronisti. Nel pomeriggio ha poi dichiarato: “Noi ci siamo fidati di questa signora – ha detto – che ci ha sempre aiutato. Se abbiamo sbagliato, peraltro in buona fede, pagheremo le conseguenze, noi e lei: sarà la Procura a valutare il nostro comportamento“.

