Pass disabili usati anche dopo che il titolare era morto

21 gen. – E’ emerso un nuovo filone nell’inchiesta condotta dalla Procura di Bologna sull’utilizzo dei pass disabili per l’accesso alle zone a traffico limitato (ztl). E’ quello dei pass utilizzati anche dopo la morte del titolare del contrassegno. Nello specifico si tratta di quei permessi associati alla targa di un veicolo ed esposti sul cruscotto dello stesso: consentono di entrare nella ztl e di parcheggiare negli spazi per disabili.

Nel corso delle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Valter Giovannini, è emerso che a volte, alla morte del titolare del contrassegno, il pass non veniva riconsegnato al Comune. Seppure in maniera automatica, al momento del decesso del titolare, la targa associata al pass veniva cancellata dal sistema Sirio, impedendo quindi l’accesso nella ztl, alcune persone conservavano i tagliandi per poter parcheggiare liberamente negli stalli riservati ai disabili oppure gratuitamente sulle strisce blu esponendo il contrassegno sul parabrezza.

Per quanto riguarda invece i pass emessi da altri comuni, alla morte del titolare non avveniva l’automatica cancellazione della targa associata al pass dal sistema Sirio e di conseguenza era possibile continuare ad accedere al centro di Bologna senza problemi. Da sottolineare, inoltre, che in base a quanto ricostruito dagli inquirenti è possibile che una scappatoia di questo genere sia stata di fatto fornita anche a chi, provenendo da un altro Comune, abbia comunicato la targa a Palazzo D’Accursio anche in vista di un solo accesso alla Ztl, ad esempio per la necessità di effettuare una visita medica. E’ infatti probabile che, in casi del genere, risulti più rapido inserire la targa nel sistema Sirio, piuttosto che concedere un permesso di un giorno.

Sarebbero una decina, secondo i controlli della Polizia municipale, i permessi rilasciati da altri Comuni che sarebbero stati usati anche dopo il decesso dei titolari: si tratterebbe di pass concessi da comuni della cintura bolognese e solo in due casi da comuni più lontani. Ancora meno quelli concessi dal Comune di Bologna ed utilizzati in questo modo.

Al momento, per entrambe le situazioni, l’utilizzo improprio comporterebbe una semplice sanzione di tipo amministrativo ma Procura e Polizia municipale intendono approfondire il filone per vedere se non emergano aspetti penalmente rilevanti.

“Questa inchiesta si sta ormai rivelando un pozzo senza fondo di piccole e grandi furberie” è stato il commento di Giovannini che elogia il sindaco Virginio Merola che, a detta del procuratore, “sta dimostrando sensibilità e volontà di mettere ordine”.

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