22 apr. – Dopo un fine settimana di assemblee spontanee nei circoli territoriali, il Partito Democratico bolognese domani, mercoledì 24 aprile, riunisce i vertici in due momenti che si annunciano tesi. Alle 18 è prevista la riunione dell’esecutivo provinciale, guidato da Raffaele Donini e allargato agli eletti. A seguire, in serata, è prevista la riunione della direzione. Nonostante il partito bolognese si sia mostrato abbastanza compatto, reagendo con contrarietà alla candidatura di Franco Marini e con indignazione alla mancata elezione di Romano Prodi, i fatti degli ultimi giorni potrebbero far montare le tensioni che da tempo covano sotto la cenere.
Il presidente del parlamentino provinciale del partito, il renziano Piergiorgio Licciardello, non si aspetta le dimissioni della dirigenza ma non esclude che a breve si aprirà, come nel resto del paese, la fase congressuale. Sono soprattutto i renziani a fremere come il consigliere comunale Benedetto Zacchiroli secondo cui il congresso, “prima si fa e meglio è”. Nella base del Pd monta intanto la richiesta di sapere chi siano i franchi tiratori: il circolo di Monte San Pietro ha messo la richiesta nero su bianco iin un documento, ma in molti circoli della provincia da Sasso Marconi a Monzuno ad alcuni circoli cittadini, i militanti si sono ritrovati a discutere della situazione attuale, giudicata quanto meno “imbarazzante”.
“Credo davvero che il Pd sia arrivato alla fine e che ora sia necessario ricostruire” dice la prodiana Sandra Zampa, intervistata da Popolare Network, che sta valutando se abbandonare il gruppo alla Camera dopo l’impallinamento dell’ex presidente del consiglio. La prodiana parla di “spettacolo indegno” e indica nei dalemiani e negli ex popolari i mandanti della mancata fiducia a Prodi. Tra l’altro, dice Zampa, il professore aveva già capito che quelle aree del partito non avrebbero acconsentito alla sua elezione.
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Il neo parlamentare Pd e docente di storia della politica Carlo Galli racconta invece un particolare finora inedito dell’assemblea dei grandi elettori del Pd. Quando è stata fatta la proposta di Romano Prodi non è vero che ci sia stata l’unanimità degli elettori del Pd. Una fetta di parlamentari non ha applaudito e non ha alzato la mano durate le fasi della votazione, in tutti e tre i casi: voto favorevole, contrario o astenuti. Chi sono questi parlamentari? Galli dice di aver chiesto ad altri colleghi più navigati di lui e di poter dire che l’indicazione è quella data da Zampa: dalemiani ed ex popolari.
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