23 nov. – E’ entrato oggi nella sua fase conclusiva, con la presentazione degli immobili alla stampa e ai potenziali investitori (oggi erano circa un centinaio), il processo di dismissione e messa all’asta che l’Agenzia del Demanio ha avviato assieme al Comune di Bologna e alla Direzione Regionale dei Beni Culturali e che riguarda una serie di strutture non più utilizzate dal Ministero della Difesa.
La Caserma Sani di via Stalingrado, con circa 11 ettari di superficie e 26 edifici, di cui la metà sottoposti a vincolo come costruzioni di intersse storico, è sicuramente la struttura più importante messa in vendita. La base d’asta è di circa 42 milioni di euro, si tratta anche dell’unico complesso dove è permessa una capacità di edificazione superiore a quella attuale. L’apertura delle buste per le offerte relative a questa struttura avverrà il 14 Dicembre assieme a quelle di altre due, la Masini e l’ex teatro della Minghetti.
Per vedere le ex aree militari di Bologna messe all’asta sono venuti anche dall’estero. Tra gli operatori che questa mattina hanno partecipato al meeting organizzato dall’Agenzia del Demanio per illustrare la vendita delle prime tre ex caserme messe a bando c’erano anche gli inviati della “Seasif Group”, società con fondatore e presidente italiano ma con sede principale a Dubai, negli Emirati arabi uniti. Presente anche lo
studio “Gianni, Origoni, Grippo & Partners” che spesso opera per conto di clienti stranieri.
Prevalgono però, tra le società interessate all’acquisto, le sigle italiane del mondo delle costruzioni (Acea, Ccc, Cmb, Valdadige, FinCa, Pozzi Troti) e della realta’ immobiliare, insieme alle bolognesi Ance e Legacoop.
Nelle settimane successive saranno messi all’asta altri 6 immobili e terreni di valore relativamente minore. Le strutture non sono più utilizzate da una decina di anni e nel 2007 è iniziato l’iter per portarle sul mercato già dotate di cambi di destinazione d’uso e di valutazioni vincolanti per gli edifici di interesse storico presenti all’interno diquesti complessi, che sono molto eterogenei.
Il 15% del ricavato dalle vendite, entrerà nella disponibilità del Comune di Bologna, ma secondo Giacomo Capuzzimati, direttore del dipartimento Lavori pubblici e Patrimonio di Palazzo D’Accursio la decisione di aprire l’asta non è economica ma fa parte di una “strategia vera di carattere urbanistico”.
Altre aree di grande valore, come quella dei “Prati di Caprara” e dell’ex Staveco dovranno attendere la prossima amministrativa cittadina per conoscere il loro destino.
La settimana scorsa le RdB avevano organizzato un presidio di protesta contro la possibilità di speculazione sulla vendita del patrimonio delle ex-caserme.

