Domenica e lunedì prossimi 6 e 7 maggio si voterà nella più francese delle città emiliane: Parma, dove fu duchessa per 33 anni, Maria Luisa d’Austria, ex moglie di napoleone e imperatrice dei francesi. Sono 10 i concorrenti per la carica di sindaco al primo turno: se nessuno otterrà il 50% più uno il secondo turno è previsto per il 20 e 21 maggio.
Alle elezioni Parma ci è arrivata dopo 6 mesi di commissariamento. A partire dal giugno scorso infatti, in differenti inchieste, sono spuntati i nomi di alcuni fedelissimi del sindaco di centrodestra Pietro Vignali. Prima la corruzione negli appalti per il verde pubblico poi le tangenti per il servizio di mensa scolastica avevano fatto da un lato, finire sotto indagine molti pezzi da novanta dell’amministrazione, tra tecnici e assessori, e poi esplodere la protesta della piazza. Infine, il 29 settembre sono arrivate le dimissioni del sindaco Vignali.
Quando un sindaco se ne va, fino alle elezioni a guidare la città viene mandato un commissario prefettizio. E fu così che Anna Maria Cancellieri tornò sulle rive della Parma ad amministrare la città come già fece nel 1994. La sua amministrazione durò poco meno perché Mario Monti la chiamò quasi subito a Roma alla guida del ministero dell’Interno.
Tra i 10 sfidanti c’è anche, a 14 anni dalla sua prima elezione, Elvio Ubaldi, l’inventore del civismo parmigiano di centro destra, sindaco per due mandati dal 1998 al 2007, padre politico, poi pentito, di Vignali. Ubaldi è sostenuto da Civiltà parmigiana, Udc e dalla lista civica Parma moderata libera solidale.
Quel che fu il civismo di centro destra di Ubaldi si presenta ora sparpagliato in mille rivoletti: c’è chi corre da solo, come l’ex vicesindaco di Vignali, Paolo Buzzi, candidato del Pdl, o come l‘ex assessore allo sport, Roberto Ghiretti che si candida a sindaco con la lista civica Parma Unita. E poi c’è una parte che ha scelto di allearsi con il centrosinistra come l’ex assessore alle politiche sociali delle giunte Ubaldi, Maria Teresa Guarnieri che ha scelto infatti di appoggiare Vincenzo Bernazzoli. Presidente pd della provincia di Parma, Bernazzoli, ex sindacalista Cgil e sindaco di Fontanellato, comune della bassa parmense, ha vinto le primarie di coalizione della fine di gennaio con poco più del 48%. Fin da subito ha cercato di costruire un’ampia coalizione arrivando a comprendere, oltre a Pd, Sel, Idv e Comunisti italiani una serie di liste civiche tra cui quella della Guarnieri.
In polemica con l’accordo tra Bernazzoli e Guarnieri, Rifondazione comunista ha scelto di appoggiare la candidata del movimento Parma bene comune, la professoressa di lettere Roberta Roberti. Il partito comunista dei lavoratori candida Liliana Spaggiari e Priamo Bocchi è lo sfidante più a destra, candidato da La Destra di Storace.
Poi c’è la Lega: anche qui il Carroccio corre da solo e candida Andrea Zorandi che già ci provò nel 2007 raccogliendo un misero 1,8%. Wally Bonvicini è invece la candidata del partito Buongiorno Italia. Federico Pizzarotti è il candidato del Movimento 5 stelle: alle ultime elezioni regionali, nel 2010, i grillini a Parma superarono quota 8% e ora l’obiettivo del ballottaggio non è lontano secondo Pizzarotti.
Sulle elezioni pende un’inchiesta della procura per falso in merito all’autenticazione delle firme per la presentazione delle liste: un consigliere provinciale della Lega Nord Pier Angelo Ablondi si è suicidato lasciando una lettere in cui diceva “di aver fatto un favore ad un amico nell’autentificazione delle firme elettorali”. La bufera delle firme false è costata il posto al segretario della Destra Mario Bertoli.
Oltre alla crisi economica, tra i temi centrali della campagna elettorale ci sono il come far fronte ai debiti che il comune e soprattutto le municipalizzate hanno contratto negli anni folli della gestione Vignali e l’inceneritore che dovrebbe sorgere alla porte della città. Un argomento che in città divide: da una parte Ubaldi, Bernazzoli e Buzzi a favore, dall’altra tutti gli altri che l’inceneritore proprio non lo vogliono. Quanto peserà l’inceneritore nell’urna lo si saprà solo ad urne chiuse.
Vi è poi una questione che sta preoccupando i candidati, soprattutto quelli dati per favoriti: la grande disaffezione al voto. Secondo alcuni sondaggi non ufficiali circa il 60% dei parmigiani non avrebbe ancora deciso se andare e chi votare.
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