Prima del trasloco avvenuto il 18 luglio scorso degli uffici comunali nella nuova sede di Piazza Liber Paradisus l’amministrazione comunale di Bologna aveva già chiarito cosa ne sarebbe stato di Palazzo d’Accursio.
Sulla base del progetto per la celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, che cadranno nel 2011, il palazzo avrebbe dovuto essere ristrutturato per ospitare in una delle sue ali il Museo del Risorgimento.
Nel 2007 il governo Prodi all’interno della manovra finanziaria istituì un fondo di 150 milioni di euro «per opere infrastrutturali nelle città per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia».
Un anno dopo il Consiglio dei ministri del governo Berlusconi ha nominato un comitato interministeriale a cui è stato affidato il compito di stilare i bandi di gara e assegnare gli appalti per le varie opere pubbliche.
A Bologna per il restauro, la riqualificazione e rifunzionalizzazione del complesso di Palazzo d’Accursio sono stati stanziati complessivamente 54 milioni di euro, 30 dei quali dovrebbero provenire dalle casse dello stato, 21 dal Comune di Bologna e 3 dalla Regione.
In attesa della pubblicazione del bando, di cui si dovrebbe fare carico il comitato interministeriale, il Comune di Bologna ha iscritto nel bilancio preventivo per l’anno prossimo 7 milioni di euro per l’inizio dei lavori.
Ad oggi, però, il comitato interministeriale non ha ancora pubblicato alcun bando sul proprio sito ufficiale, né ha risposto alle sollecitazioni dell’amministrazione che ha già pronto da mesi il protocollo d’intesa che deve sancire i diritti e i doveri di entrambe le parti.
Ufficialmente, da quanto si può apprendere dal sito del comitato per la celebrazione del 150° anniversario, i lavori nelle altre città, come Torino, Roma o Napoli, sono stati già a bando. A Bologna invece no.
Il Comune di Bologna aspetterà una risposta da Roma fino al 31 dicembre, data entro la quale si deve approvare il bilancio.
Se per la fine dell’anno la situazione non dovesse cambiare, l’amministrazione potrebbe trovarsi ad aprire i cantieri senza la certezza di riceve i fondi necessari per finire l’opera.
