Bologna, 27 gen. – E’ stato presentato 4 mesi fa e ad oggi non ha portato ancora a risultati concreti. Il protocollo d’intesa per le esigenze di protezione abitativa, siglato in Prefettura lo scorso 3 novembre, resta per ora incagliato tra gli scogli delle leggi nazionali, che poco si adattano alle necessità di una sperimentazione attualmente unica in Italia. Altro grosso problema sono i proprietari dei grandi immobili pubblici sfitti, che a Bologna sembrano avere poca voglia di mettere a disposizione dei senza casa i propri appartamenti.
Il protocollo “sblocca alloggi“, com’è stato battezzato, permetterebbe ai proprietari di immobili pubblici e privati di cedere i propri appartamenti a chi è in una situazione di disagio abitativo. A fare da garante il Comune. La soluzione darebbe così una mano alle istituzioni nell’alleviare il problema dell’emergenza casa, e ai proprietari perché concederebbe loro degli sgravi, ad esempio sull’Imu.
Per ora però, salvo la disponibilità dell’Ausl di Bologna, nessuno si è fatto avanti. “Noi sappiamo che di immobili vuoti in città ce ne sono molti – ammonisce l’assessore Frascaroli – per questo dico ai proprietari: ‘Non si lamentino se poi i loro palazzi verrano occupati. Se succede non vengano da noi, e vedo che anche la Prefettura e l’autorità giudiziaria non sembrano propense agli sgomberi, stanno molto attenti sopratutto se nelle occupazioni ci sono famiglie e minori”. Il ragionamento dell’assessore è semplice: se gli stabili pubblici vuoti e inutilizzati entrano in un progetto abitativo garantito e definito temporalmente, allora saranno automaticamente garantiti anche da eventuali occupazioni. Vuoti come sono oggi, “con gli sfratti che aumentano”, quegli stabili sono a rischio. “Lo disse anche il Prefetto ai proprietari convocati tempo fa al tavolo di trattativa: ‘ Guardate che noi vi offriamo un presidio contro le occupazioni'”.
Sul versante delle leggi e delle normative poco adatte a progetti abitativi temporanei, spiega Frascaroli, “abbiamo chiesto al sottosegretario Delrio di risolvere in tempi brevi il problema. Ci sono problemi normativi a livello nazionale ed è lì che bisogna intervenire – spiega Frascaroli giustificando i ritardi di applicazione del protocollo – La nostra è una sperimentazione e una novità nell’ambito dell’abitare sociale. Un’emergenza come quella della casa potrebbe trasformarsi in progettualità e in un esempio per le altre città italiane. Allo stato attuale però ci sono sono regole troppo stringenti, sopratutto se parliamo di abitare transitorio. Penso alle norme sanitarie, o a quelle sull’impiantistica”. Per ora però, nonostante la richiesta di dialogo, non è stato ancora fissato un incontro con Delrio. “Sono preoccupata per i tempi troppo lunghi – conclude Frascaroli – Questo è il grande dramma della politica e delle macchine burocratiche che ci siamo costruiti”.

