7 apr. – Sono sempre di più e sono sempre più poveri. Secondo l’Associazione nata a Bologna per tutelarli, i padri separati rappresentano la nuova classe di emarginati delle città. Nell’80% dei casi di separazione, afferma l’associazione, i figli vengono affidati alla madre, che di conseguenza ottiene anche la casa coniugale, i cui oneri però spettano sempre al padre. Spesso i matrimoni vanno in pezzi quando il lavoro entra in crisi: licenziati o cassintegrati si ritrovano a dovere pagare il mutuo o l’affitto della casa coniugale, gli avvocati, l’assegno per i figli. A Bologna due padri separati su dieci si riducono a mangiare alla Caritas – continua l’associazione – e a livello nazionale il 25% di chi usufruisce delle mense dei poveri è separato o divorziato.
I padri separati rappresentano un “fenomeno nuovo“, e per l’associazione bolognese sono pressoché ignorati dalla maggior parte delle istituzioni. Non esistono studi in proposito e avere dati o censimenti al riguardo è quasi impossibile.
Gli sportelli sociali della Regione non tutelano nello specifico i padri separati, ma in compenso offrono un servizio gratuito di mediazione familiare, che ha sede nei vari capoluoghi di provincia. Si tratta di interventi di supporto alla genitorialità, volti anche a evitare separazioni o divorzi specialmente in presenza di figli minori, che secondo gli ultimi dati Istat disponibili in Emilia Romagna hanno interessato circa 6.000 famiglie nel 2007.
