11 giu. – Il 28 ottobre 2008, Massimo De Vita, tifoso juventino a Bologna per seguire la sua squadra, venne aggredito nei pressi dello stadio Dall’Ara da un gruppo di tifosi rossoblu. Tornando alla macchina col figlio sedicenne venne assalito da alcuni ultrà che tentarono di rubare la sciarpa bianconera del figlio. Nel violento diverbio che ne scaturì, De Vita venne colpito con una pietra in faccia e finì in coma riportando lesioni neurologiche anche gravi che ancora oggi gli creano problemi.
Per questa aggressione e per una serie di agguati a tifosi avversari avvenuti nel 2008, nel pomeriggio sono stati sentiti dal pubblico ministero Alessandra Serra otto ultrà bolognesi. Lo affermano i legali di alcuni di loro: per tutti, il reato contestato è associazione a delinquere finalizzata a “insultare, minacciare, strattonare e costringere i tifosi avversari a subire atti invasivi e violenti”. A questo si devono aggiungere la violenza privata e il furto con strappo. Uno di loro, un 39enne residente sotto le Due Torri che, secondo l’accusa, avrebbe materialmente colpito De Vita con una pietra, è stato accusato anche di omicidio e lesioni gravi e gravissime. Gli altri sette, ha scritto il pm, lo avrebbero aiutato “garantendogli una via di fuga” dopo la rissa.
Ma Gabriele Bordoni, difensore di uno di loro, un trentenne bolognese, rigetta ogni accusa: “Il mio assistito non era nemmeno allo stadio e non ci sono prove”, ha spiegato aggiungendo di poter dimostrare l’estreneità del giovane “attraverso molte testimonianze”. Il giovane, ha spiegato l’avvocato, è stato un ex ultrà e ora gestisce un bar dove trasmette regolarmente le partite del Bologna e le vede con i propri clienti, non frequenta più lo stadio se non saltuariamente e non ha nessun contatto con gli altri 7 indagati. “Ne conosce solo un paio, di vista”, ha concluso Bordoni, specificando che il giovane “non ha mai condiviso niente con loro”.
Matteo Murgo, il difensore di altri tre ultrà, ha invece consigliato ai suoi assistiti di avvalersi della facoltà di non rispondere perché “un interrogatorio si notifica a fine indagini, non durante”. I tre, che non hanno quindi rilasciato dichiarazioni, si dicono comunque “totalmente e assolutamente estranei ai fatti“. “L’accusa – ha spiegato Murgo – è comunque strana perché contestare l’associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione di sciarpe è decisamente eccessivo“. Murgo ha aggiunto che i tre tifosi erano già stati sottoposti a riconoscimento in Questura nel novembre 2008, proprio in merito all’azione violenta che ha coinvolto De Vita, ed erano stati poi rilasciati senza accuse. “Hanno saputo dell’interrogatorio solo due giorni fa – ha spiegato l’avvocato – per loro è stato un fulmine a ciel sereno“.
Le indagini, svolte dalla Digos e dal pm Lucia Musti (ora a Modena), attualmente sono condotte da Alessandra Serra, che ha contestato agli otto di aver “organizzato operazioni di disturbo, di esercizio violento della tifoseria, di strattonamento, insulto e strappo di indumenti di tifoserie avversarie”. Per domani sono previsti altri interrogatori.

