Perquisizioni dei Ros contro anarco-ambientalisti

8 ago. – Trenta perquisizioni sono in corso dall’alba a Bologna, Modena, Forlì-Cesena, ma anche in altre regioni e in Germania. Disposte dalla Procura di  Bologna, sono a carico di 21 persone ritenute responsabili di incendi e danneggiamenti aggravati dalla finalità di  terrorismo.

Le indagini, denominate Mangiafuoco, riguardano un gruppo di matrice anarco-ambientalista, impegnato da anni contro la sperimentazione animale e nell’attacco  al sistema tecnologico e industriale. Sarebbe emerso un nucleo organizzato a Bologna, con legami in altre città e all’estero,  che avrebbe fatto ricorso all’azione diretta danneggiando aziende  impegnate nei settori della ricerca e della sperimentazione,  della moda, dell’intermediazione finanziaria, delle banche, delle telecomunicazioni e del nucleare.

Sono stati sequestrati personal computer, documentazione su Eni, Ibm, McDonald’s, biotecnologie e nucleare, cesoie, maschere antigas e 4 mila euro in contanti. Tra il materiale posto sotto sequestro 250 petardi e le tracce della corrispondenza con detenuti dell’area anarcoinsurrezionalista reclusi in Svizzera. Le perquisizioni in Germania riguardano cittadini italiani in contatto con il gruppo di Bologna.

Per la Procura l’inchiesta potrebbe confermare l’ ipotesi che negli ultimi anni sia avvenuta una saldatura tra ambienti anarco insurrezionalisti “tradizionali” e i movimenti anarchici di matrice ambientalista.

Le indagini riguardano episodi compresi tra il 2010 e il 2011: un attentato incendiario ai danni del ristorante Roadhouse Grill di Bologna, del 12 dicembre 2010. L’azione era stata rivendicata otto giorni dopo sul sito web finoallafine.info, con un comunicato di solidarietà ai tre detenuti in Svizzera Luca Bernasconi, Costantino Ragusa e Silvia Guerini.
Il 26 marzo 2011 sono stati colpiti gli uffici della società Ibm Italia, utilizzando un rudimentale ordigno costituito da un
fustino di acciaio inox contenente liquido infiammabile che non è riuscito a provocare danni alla centralina che gestisce
l’alimentazione elettrica. Su una parete si leggeva uno scritto di rivendicazione ‘Elf’, in vernice verde, che ha orientato le indagini sulla matrice ambientalista radicale.
Il 29 marzo 2011, quattro ordigni rudimentali, realizzati dall’assemblaggio di taniche di plastica, contenenti liquido infiammabile, con innesco formato da grossi petardi e scatole di fiammiferi collegati a una miccia, hanno causato l’incendio di due cabine elettriche in via San Donato 50/4, sede degli uffici commerciali dell’Eni. La deflagrazione di tre di essi ha provocato danni alle infrastrutture dello stabile.

L’ultimo episodio si è verificato il 21 luglio 2011 con l’incendio all’interno di un capannone di Ozzano, presso una  sede distaccata del Dipartimento di Scienze degli Alimenti della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna: distrutto il capannone e il materiale custodito all’interno. L’azione è stata rivendicata rivendicata il 20 marzo 2012 sul sito Informa-Azione da Liberazione Animale, ancora in solidarietà ai tre detenuti in Svizzera.

Alcuni degli indagati sono stati coinvolti anche nell’operazione Ardire, condotta dalla Procura di Perugia e dai Ros nel giugno scorso.

All’area genericamente definita anarco insurrezionalista porta la dinamica dell’episodio del luglio scorso, quando due ganci metallici vennero piazzati sulla linea aerea dell’alta velocità, all’altezza di Anzola dell’Emilia.

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