In 30mila al corteo Fiom. Landini chiede lo sciopero generale, fischi a Camusso


27 gen. – Quando Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, è salita sul palco allestito in piazza Maggiore e ha iniziato a parlare, una parte dei manifestanti ha iniziato a fischiare e a ripetere, quasi come un mantra, “sciopero, sciopero generale“. “I fischi non venivano dai lavoratori – ha detto il segretario della camera del lavoro, Danilo Gruppi, che ha aggiunto – anche solo anagraficamente si poteva vedere bene che non si trattava di lavoratori”. Nell’intervento durato poco meno di mezz’ora, il segretario Camusso non ha parlato di sciopero generale ma ha attaccato il governo dicendo che se gli investitori non scelgono l’Italia è per colpa dell’immagine pubblica che il Presidente del Consiglio dà di sè e del Paese. Camusso ha anche detto: “No all’idea di Federmeccanica di smantellare il contratto nazionale e di inseguire la Fiat”. “Senza un contratto nazionale con regole uguali per tutti – ha spiegato Camusso – i lavoratori non possono dirsi liberi”. Chi invece ha chiesto a gran voce alla confederazione di indire lo sciopero generale è stato Maurizio Landini, leader nazionale della Fiom, visibilmente emozionato dal colpo d’occhio di una piazza Maggiore decisamente piena.

Ascolta le dichiarazioni di Landini al termine del comizio landini_27gennaio_sito

Durante il suo intervento, Landini è stato duro e appassionato: “Se un paese mette in discussione la libertà del lavoro quel paese non è più libero”. Il segretario della Fiom ha anche attaccato Cisl e Uil: “Con gli accordi separati distruggono il sindacato. Si fermino“. Il leader delle tute blu Cgil ha difeso il sistema dei contratti nazionali e ha ricordato che né la Fiom né la Cgil firmeranno accordi separati come quello di Mirafiori. “Ci battiamo perché i lavoratori abbiano diritti che nessuno possa mettere in discussione, quelli che non la pensano così fanno gli interessi del padrone e sono parte di un sindacato aziendale”. Landini ha fatto riferimento anche alla legge Gelmini sull’università: “E’ una legge sbagliata e classista, i lavoratori non potranno più mandare i loro figli all’università”.

Prima degli interventi conclusivi, mentre la coda del lungo corteo stava entrando in piazza, da palazzo d’Accursio, sede del Comune, è stato calato uno striscione: “Sciopero generale subito” firmato Tpo-Paz-Spam Aq16. La piazza ha risposto con un applauso.

La partecipazione al corteo dei metalmeccanici, partito da piazza di porta Saragozza intorno alle 9.30, è stata alta. Lo striscione di apertura recitava “Il lavoro è un bene comune”. C’erano le bandiere della Fiom ma anche quelle della Cgil, presente con alcune delegazioni. In piazza i lavoratori delle fabbriche della regione. In totale sono stati 180 i pulman arrivati da tutta la regione per partecipare al corteo. Altissime le percentuali di adesione allo sciopero nelle fabbriche dell’Emilia Romagna. Alla Maserati per la Fiom hanno scioperato 8 lavoratori su 10, alla Caterpillar l’adesione ha raggiunto il 100%. Per Unindustria invece nelle aziende metalmeccaniche bolognesi l’adesione tra i dipendenti si e’ fermata mediamente al 34,1%: alla mobilitazione avrebbero aderito il 44,6% degli operai e il 25,5% degli impiegati e dei quadri.

Susanna Camusso e Maurizio Landini, hanno marciato assieme in testa al corteo. “La maggioranza dei lavoratori ritiene che il modello Marchionne vada respinto”, ha detto il segretario Fiom dal corteo. Per Landini “bisognerà porsi il problema su come continuare la mobilitazione perché – ha detto – Federmeccanica pensa che si debba competere con Polonia e Turchia anziché con Francia e Germania”. Nel corteo anche Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, che sperava che Camusso annunciasse lo sciopero generale.

Giorgio Cremaschi, Presidente del Comitato centrale della Fiom, dal corteo, ha risposto così alla domanda di Città del Capo sulle caratteristiche della situazione emiliana: “A noi interessa non riportare indietro la lancetta di 80 anni e non ci accontentiamo di dire qua non si litiga”.

Gli studenti, circa 400 tra medi e universitari, sono partiti da Piazza Verdi verso le nove e un quarto e hanno effettuato diversi blocchi del traffico sui viali. Alcuni liceali hanno marciato con lo striscione “Dalla scuole alle fabbriche il collaborazionismo non passerà”, poi lo hanno attaccato sulla porta del provveditorato di via de’ Castagnoli. Il corteo studentesco, dopo aver bloccato Porta San Donato, ha percorso i viali fino a porta Santo Stefano ed è rientrato in città per riunirsi agli operai Fiom in via Rizzoli. “Noi la crisi non la paghiamo, ve la paga il Vaticano” gridavano gli studenti. Tra gli slogan anche quello degli studenti medi del Cas: “Cartagine è caduta, Roma è sulla scia, facciamo in Italia come in Tunisia”.

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