Bologna, 18 nov. – Può capitare che a Torino un’insegnante di religione dichiari che gli “omosessuali vanno curati”. O che, vicino a Perugia, un professore delle medie prenda a calci uno studente perché gay. O, ancora, che la Curia di Milano inviti a segnalare (denunciare) programmi e progetti che si occupano del tema omosessualità. Ma c’è chi non ci sta.
“Si stanno susseguendo, in questo periodo, continui atti discriminatori a sfondo omofobico all’interno delle scuole”, denunciano in una lettera indirizzata al ministro dell’istruzione Stefania Giannini l’Arcigay, la Rete degli studenti medi e la Uaar (l’unione di atei e agnostici razionalisti). “Stiamo assistendo- proseguono- ad un vero e proprio attacco nei confronti degli studenti e del sistema scolastico da parte di una frangia conservatrice e omofoba del nostro Paese”.
Per questo le tre associazioni, convinte che la scuola debba essere un luogo “libero e laico” e non discriminatorio, chiedono al ministro dell’istruzione di intervenire “per risolvere le questioni contingenti” e la invitano a “non fare della battaglia alle
discriminazioni basate sull’orientamento sessuale un mero spot propagandistico”.
Inoltre i firmatari ritengono che il Ministero “debba adoperarsi affinché le scuole prevedano programmi didattici strutturati, destinati agli studenti, sull’educazione alle differenze, in cui si parli di identità di genere, orientamento sessuale e sesso biologico”. E, mentre chiedono di coinvolgere nei tavoli ministeriali sul tema associazioni e organizzazioni studentesche, invitano Giannini a “investire nella formazione degli insegnanti“.
Giovanni Panebianco

