6 ott. – Per l’omicidio di Tommasina Olina, uccisa il 5 gennaio 2000 a Badolo, potrebbe finire a giudizio suo figlio, Nicola Nanni, indagato dal 2008, dopo che il caso fu riaperto dai Ris. E’ il destinatario di uno dei tre avvisi di fine indagine mandati dal pm Stefano Orsi, titolare delle indagini sulla morte della donna trovata con la testa spaccata nel suo casolare, nell’Appennino bolognese. Altre due persone sono accusate di favoreggiamento e false dichiarazioni al pm, che ne ha chiesto il rinvio a giudizio. Sono un amico di famiglia, che avrebbe cercato di coprire Nanni, e la madre della sua ex compagna, perché avrebbe favorito l’alibi in cambio di aiuti economici.
Per la ricostruzione fatta dai carabinieri, il movente dell’omicidio fu l’eredità, fatta di terreni agricoli e denaro. L’indagine era stata archiviata senza nessun colpevole. Finché nel 2008 le indagini erano ripartite dagli esami del Ris di Parma sulle tracce biologiche scoperte su un’ascia, risultate essere della vittima e del figlio, che viveva con lei. Dieci anni dopo, il corpo della signora Olina fu riesumato per consentire gli esami del Dna, che all’epoca della morte non erano possibili.

