Omicidio Biagi. Per il segretario di Scajola il sistema andò in tilt

Bologna, 30 mag. – Alla base della mancata scorta a Marco Biagi ci fu un cortocircuito, un tilt. Lo ha detto ieri Luciano Zocchi, ex segretario particolare di Claudio Scajola, tornato davanti al pm Antonello Gustapane che indaga per omicidio per omissione.
Proprio le lettere di Zocchi a Scajola, contenenti le preoccupazioni di Zacconi e Parisi sulla sicurezza di Biagi, sono alla base della riapertura delle indagini sulla scorta negata al giuslavorista ucciso dalle Br a Bologna il 19 marzo 2002.

Zocchi sembra ammorbidire la propria posizione: non punta il dito contro Scajola ma ai cronisti, che lo attendevano in via Garibaldi, ha detto di aver tenuto quelle carte per tutelarsi perché “c’era stata qualche intervista che mi ha preoccupato”.

A chi gli ha domandato se a suo avviso l’ex ministro abbia delle colpe nella vicenda, l’ex segretario ha risposto: “Questo lo decideranno i magistrati. Io ho sempre dato per scontato che il ministro abbia ascoltato le mie richieste e secondo me ha fatto quello che doveva fare”. Sa per certo – lo hanno incalzato i cronisti – che Scajola si sia mosso? “Non lo so se si è mosso. Ma il ministro è una persona che viene denigrata per tante cose, ma spesso anche citata per la sua meticolosità e determinazione”. Quello che è certo, per Zocchi è che “se è successo quello che è successo ci fu un tilt, un corto circuito”.

Dopo Zocchi è stato sentito Giuseppe Procaccini, all’epoca capo di gabinetto del Viminale. A Procaccini, Zocchi avrebbe portato fotocopie degli appunti scritti dopo le telefonate con Parisi e Giorgetti. L’interrogatorio si è protratto fino a tarda sera.

(foto in home di Matteo Richetti)

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