18 nov. – “Stiamo ancora sviluppando le versioni live delle canzoni di Palme e ci divertiamo tantissimo a farlo”: se vi serviva un altro motivo per andare a vedere il concerto che Ólöf Arnalds porterà al Covo Club questo venerdì, eccolo qua. Nell’intervista della scorsa settimana a Maps, più volte la musicista islandese ha riso di gusto, trasmettendoci il piacere che le ha dato questo quarto disco in studio, uscito per la One Little Indian alla fine di settembre. Un album che si allontana dalle atmosfere acustiche dei lavori precedenti della Arnalds, sposando l’elettronica curata da Gunnar Örn Tynes dei Mùm: “Ma i brani funzionano anche come puramente acustici”, ha precisato la nostra ospite nell’intervista che potete ascoltare integralmente qua sotto.
Non abbiamo resistito e, dopo avere rivolto la stessa domanda a Asgeir e Samaris, abbiamo tentato di capire quale sia il fattore islandese con la Arnalds, che… ci ha risposto! “Se considero la questione dall’esterno, l’elemento principale che definisce il nostro suono è la progressione armonica“: questo perché la musica islandese non è ancorata a tradizioni e quindi si sviluppa più liberamente. “Le scuole di musica pubbliche sono state tutte fondate relativamente da poco, non prima del secolo scorso e quindi il suono islandese è unico perché libero dal peso della storia della musica”, ha proseguito. Ma non è tutto: “Giocano una parte importante nella questione musicale la libertà e l’individualismo: nessuno ha paura di quello che pensano gli altri, perché la società a cui apparteniamo non ha un’eredità storica pesante, che dica come si dovrebbe fare la musica”. E ancora più in là si è spinta l’analisi della nostra, ricordando come il benessere dell’isola, per quanto colpita negli anni recenti dalla crisi economica, fa sì che i giovani islandesi abbiano tempo e opportunità. Mica male, eh?



