Officine Grandi Riparazioni, 600 posti a rischio

17 mag. – “Non ci interessano i muri. Vogliamo che non si perda la nostra professionalità”. Nelle parole di Marco Mari, delegato di fabbrica del Cub-Rdb, c’è tutta la preoccupazione dei lavoratori delle Officine Grandi Riparazioni, che Trenitalia vorrebbe chiudere. Il piano presentato l’11 maggio scorso a Roma dall’azienda prevede una progressiva riduzione del lavoro e del personale nello storico stabilimento di Bologna. La chiusura è prevista entro il 31 dicembre 2013. La preoccupazione dei lavoratori riguarda la perdita di 600 posti di lavoro, 400 dipendenti di Trenitalia e 200 di aziende esterne che operano in via Casarini. Secondo i dati diffusi dalla stessa azienda, dei circa quattrocento dipendenti del gruppo Trenitalia, solo 15 potrebbero andare in prepensionamento, 109 avrebbero fatto domanda di trasferimento in altre sedi, 60 rimarrebbero impiegati nel reparto di elettronica, il solo che rimarrebbe in attività a Bologna. Per i restanti 165 Trenitalia  ipotizza una “ricollocazione” in altre Officine Manutenzione Corrente limitrofe. “Limitrofe” per Trenitalia significa Vicenza.
Il piano prevede la chiusura entro il 31 dicembre 2010 anche dello stabilimento di Melfi, mentre le lavorazioni che l’officina di Bologna svolge, e cioè la manutenzione della flotta ETR (i pendolini) e del “materiale leggero” (treni pendolari regionali), sarebbero rispettivamente trasferite a Vicenza e Foggia. Secondo i sindacati, l’idea di Trenitalia di disimpegnarsi progressivamente dal lavoro di manutenzione, accompagnato dal sempre più costante ricorso all’opera di aziende esterne che impiegano lavoratori interinali non specializzati, comporterebbe ad una sempre minore sicurezza. “Abbiamo un’esperienza di oltre cento anni”, sottolineano i lavoratori: “Questo patrimonio di esperienza e professionalità non lo si può trasferire senza costi elevati”.
I sindacati sono anche preoccupati che dietro la chiusura dell’officina di Bologna

Trenitalia mascheri una ipotesi di speculazione: l’area occupata adesso dall’officina è di circa 120mila metri quadrati, 65mila dei quali coperti, e si trova in una zona molto appetibile dal punto di vista residenziale.
I lavoratori chiedono alle istituzioni di impegnarsi per evitare che la città di Bologna perda 600 posti e una fetta importante di storia del lavoro cittadino.

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