15 giu. – Un congresso aperto anche ai non iscritti, maggior potere della base nell’influenzare le scelte della dirigenza e fine immediata della guerra per bande interna. Sono queste le richieste emerse nel corso della seconda assemblea nazionale di Occupy Pd, il movimento nato in seno ai democratici dopo la bocciatura, tutta democratica, dell’ex presidente Romano Prodi nella corsa al Quirinale.
Riunitisi a Bologna, nella sala del Silentium di vicolo Bolognetti e nell’Arena Orfeonica, gli Occupy Pd si sono trovati in meno rispetto al primo appuntamento dello scorso maggio a Prato. Poco meno di cento a fronte degli oltre duecento della prima convention. Un calo dovuto anche al tempo, dicono gli organizzatori. Fa caldo nei tavoli di discussione, più per il meteo che per gli scontri tra gli interlocutori. Infatti, pur provenendo da esperienze precedenti diverse (ci sono giovani bersaniani pentiti, renziani preoccupati delle manovre di avvicinamento tra il sindaco rottamatore e il mai domo Massimo d’Alema, iscritti al partito e non), vi è una sostanziale comunanza di idee:. Una su tutte: “L’attuale dirigenza ha fallito, ci vuole un cambiamento radicale”.
Dopo una mattinata di discussione sulle quattro questioni poste alla vigilia (quali temi alla base della rifondazione del Pd; come far incidere maggiormente la base nelle scelte del vertice; come aprire il partito alla società civile; come superare le correnti), nel pomeriggio l’assemblea plenaria tira le somme. Con un documento gli Occupy chiederanno di essere ammessi alla commissione congresso che a partire da lunedì 17 giugno inizierà ad esaminare le regole per il congresso annunciato per la fine anno. “Non vogliamo un congresso di soli tesserati” dice Elly Schlein, tra le anime del gruppo.
“Siamo a disposizione di chi vuole davvero il cambiamento” dice Roberto D’Agostino, studente di Bari iscritto a Bologna. Il più apprezzato tra gli Occupy Pd è sicuramente il neo deputato lombardo Pippo Civati: a partire da Schlein, in molti sono già sicuri di sostenerlo nel prossimo congresso. Alto anche il gradimento per l’ex ministro Fabrizio Barca, tanto che un “ticket Civati-Barca sarebbe una bomba” dicono senza paura.
In sala compaiono i volti della prodiana Sandra Zampa, dell’imprenditore antimafia Pino Masciari (“in voi rivedo me”), dei renziani Benedetto Zacchiroli e Francesco Errani, del consigliere regionale di osservanza mariniana (leggasi, Ignazio Marino) Thomas Casadei, e dell’assessore al Welfare regionale, la bindiana Teresa Marzocchi. Il segretario provinciale Raffaele Donini non si è visto (aveva altri impegni), ma al suo posto ha spedito un attento e partecipe Marco Lombardo, responsabile per l’Europa di via Rivani, che ha partecipato a tutta la giornata. “Arrivare e fare l’intervento e poi andarsene via mi sembra da vecchio politico” dice.
Al termine della giornata, oltre ai cartelloni frutto dei tavoli di discussione e del documento che verrà spedito a Roma, rimane anche una maglietta bianca che, oltre alla scritta-slogan a stampa “Siamo più di 101”, porta le firme dei partecipanti: verrà donata al professor Prodi, in segno di stima e di rispetto.
Il senso di questo movimento è tutto nelle parole che Schlein pronuncia mentre è intenta a rimettere in ordine la sala al termine dell’assemblea: “Se non capiscono (i vertici, ndr) che questa è l’ultima chance di cambiamento, allora non ci resta che abbandonare il partito“. C’è da credere che, nel caso, sarebberp ben di più di 101.

