16 apr. – Digitalizzazione e nuove produzioni per disintossicare un pubblico abituato alle commedie televisive: sono alcune delle idee del presidente della Cineteca Gianluca Farinelli per salvare le sale cinematografiche bolognesi. Farinelli era presente all’incontro di lunedì mattina a Palazzo d’Accursio tra l’amministrazione e il presidente di Agis Claudio Reginelli per arrivare ad una nuova “convenzione Guglielmi” che vieta, a fronte di sgravi fiscali, il cambio di destinazione d’uso delle sale. L’assessore comunale alla Cultura, Alberto Ronchi, uscendo dal summit, ha annunciato che la convenzione sarà rinnovata: le sale avranno, come i musei, sgravi sull’Imu. A questo lavorerà gruppo interassessorile, che metterà mano al documento. In questi mesi il Circuito Cinema è in forte sofferenza, le sale Jolly ed Europa rischiano la chiusura e rimane incerta la sorte del Roma d’essai, che Carisbo, proprietaria dell’ edificio in via Fondazza, ha deciso di vendere.
La norma, voluta dall’ex assessore alla cultura della giunta Cofferati, è nata a seguito della chiusura del cinema Nosadella, diventato un residence, ma non sempre ha funzionato. Al cinema Olimpia è stata concessa una deroga e la sala ha seguito il destino del Nosadella. Al cinema Arcobaleno è stata negata e ora si trova vuoto e inutilizzato. La convenzione Guglielmi, inoltre, prevedeva anche un ruolo attivo da parte del Comune nella promozione del cinema in città. Un ruolo eluso finora dall’amministrazione, secondo il direttore della Cineteca.
Di soldi, ha spiegato Ronchi “non ce ne sono nel bilancio, quindi non possiamo darne”. Il proposito, dice ancora l’assessore, è di creare “collaborazioni tra le sale e la Cineteca in modo che per esempio, non si paghi l’affitto per i festival“, e poi si “potrebbe pensare che la festa del cinema che si fa quest’anno possa diventare un appuntamento anche per gli anni a venire”. Nessuna apertura, invece, sul piano della pedonalità: Sirio rimarrà acceso.
Le sale, suggerisce l’assessore, potrebbero studiare assieme come rivedere la programmazione, il numero e gli orari delle proiezioni, anche perche’ “non è vero che c’è concorrenza, il problema vero, che è nazionale, è il calo degli spettatori”. Una crisi che, secondo Farinelli, non è bolognese, ma nemmeno globale: è una crisi tutta italiana creata da una liberalizzazione non controllata delle licenze, che ha portato all’aumento incontrollato delle multisale, ma soprattutto da un sistema italiano succube della televisione.
Altro tema importante è quello della digitalizzazione: le sale d’essai sono in ritardo rispetto alle multisale. Il digitale potrebbe variare la programmazione, inserendo anche le autoproduzioni.

