Nuovi indagati per il Civis: ci sono anche Biscaglia e Collina

26 mag. – Ci sono nuovi indagati nell’inchiesta della Procura di Bologna sul Civis che vede accusato per corruzione l’ex sindaco Giorgio Guazzaloca. Tra questi ci sono l’ex fedelissimo direttore generale del Comune all’epoca di Guazzaloca, Enrico Biscaglia, e il presidente del Consorzio cooperative costruttori (Ccc) Piero Collina. L’accusa per il primo è concorso in corruzione mentre per il secondo l’accusa è di corruzione e concorso nell’inadempimento dei contratti per le pubbliche forniture.

La Guardia di Finanza ha anche effettuato delle perquisizioni, una nella sede di Maresca e Fiorentino, concessionaria Fiat, e negli studi di due commercialisti del gruppo. Uno dei due, Gian Paolo Galletti, è il marito di una dei titolari del gruppo finiti indagati, Maria Fiorentino. Assieme a lei sono indagati anche Alberto e Marta Fiorentino, e Angelo e Pietro Maresca. Giampaolo Galletti, che nell’inchiesta è solo teste, è il fratello di Gian Luca Galletti, parlamentare Udc e ed ex assessore al bilancio della Giunta Guazzaloca (non indagato).

La Procura vuol capire perché da Irisbus (società produttrice del tram su gomma del gruppo Fiat) in sette anni, dal 2004 a pochi giorni fa, siano stati versati a Maresca e Fiorentino circa800mila euro. Irisbus aveva scelto come concessionario del Civis il gruppo bolognese ma sosteneva spese che in questi casi sarebbero a carico del concessionario (come la manutenzione, le questioni logistiche e la pubblicizzazione del mezzo). Molte prestazioni collegate al Civis sulla carta risalgono al 1999, una strana datazione per un progetto che ha fatto i primi passi nel 2002.

Gli inquirenti vogliono anche capire perché Irisbus abbia riconosciuto alla concessionaria bolognese un contributo di circa 200.000 euro (5 giorni prima che venisse firmato il contratto di aggiudicazione dell’appalto Civis) per l’acquisto di un immobile. La struttura fu acquistata,  non dalla concessionaria ma da un’altra società, la Alpi srl, riconducibile ad alcuni soci della concessionaria finiti indagati. L’ipotesi, tutta ancora da verificare, è che il denaro fosse destinato a costituire una riserva da destinare a pubblici ufficiali (ancora da identificare) che hanno partecipato alla predisposizione della gara di appalto, nelle diversi fasi di programmazione, deliberazione e esecuzione. Per questo, per trovare traccia del percorso che il denaro avrebbe fatto, si è deciso di eseguire le perquisizioni, con la relativa iscrizione sul registro degli indagati a fine anche di tutela degli stessi. Infine, se l’ipotesi di atto corruttivo in essere fino al maggio 2011 dovesse trovare conferma, si allontanerebbe il rischio prescrizione che pendeva a breve sul procedimento. (fonte Ansa)

L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Valter Giovannini e dal pm Antonello Gustapane.

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