16 giu. – La Rete Laica torna a fare domande sulla vicenda di don Andrea Agostini, il prete condannato a sei anni e dieci mesi per abusi su bambine dell’asilo che gestiva nel ferrarese. Questa volta i sospetti riguardano l’uso del denaro che il sacerdote ha raccolto per anni a favore di associazioni che gestiscono attività di adozioni a distanza in Brasile. La Rete Laica ha raccolto la testimonianza di una famiglia che fin dal 1992 – quando don Agostini era parroco a Monterenzio – aveva deciso di sostenere il Fundo Cristão para Crianças, un’istituzione brasiliana che assiste minori in diverse città del paese. Fino al 2009 la famiglia ha regolarmente pagato una quota di 250 euro annuali per l’adozione a distanza di un bambino brasiliano, versando il denaro su conti correnti intestati al sacerdote. La famiglia riferisce di altri 30 nuclei coinvolti nell’attività benefica nel solo paese di Monterenzio. Le donazioni sono continuate dopo il trasferimento del prete prima a Castel San Pietro e poi a Gallo Ferrarese. Le famiglie non hanno sospeso le donazioni nemmeno dopo la condanna in primo grado per molestie, dato che la notizia era stata tenuta segreta dalla curia – fa notare l’associazione. Ma la Rete Laica pone delle domande sull’utilizzo del denaro: Perché don Agostini si recava a consegnare i soldi di persona una volta l’anno in Brasile? Non si poteva spedire il denaro raccolto via banca? Tutti i soldi raccolti da don Agostini sono stati consegnati al “Fundo Cristão para Crianças”? Esistono prove documentali delle somme versate da don Agostini all’ente brasiliano? Dove alloggiava don Agostini in Brasile? La Curia di Bologna era a conoscenza di queste iniziative di don Andrea Agostini e dei suoi viaggi?
