27 giu. – L’aereo che si schiantò contro un altro nei cieli di Ramstein non rispondeva più ai comandi. E alla guida c’era lo stesso pilota che aveva visto qualcosa sotto il Dc9 che si era inabissato a Ustica 8 anni prima. Daniele Osnato, avvocato dei familiari delle vittime della strage, nella sua indagine difensiva, in corso da più di un anno, sta delineando nuovi scenari, trovando nuovi fili che collegano Ustica a Ramstein. E ai nostri microfoni denuncia intimidazioni di stile “mafioso“.
L’aereo che invece di disegnare evoluzioni nel cielo di Ramstein il 28 agosto 1988 si schiantò contro un altro aveva ai comandi Ivo Nutarelli. Nella strage oltre ai piloti Nutarelli, Naldini e Alessio, morirono 67 persone, tra il pubblico accorso per lo spettacolo delle Frecce Tricolori.
Otto anni prima Nutarelli e Naldini, il 27 giugno, volavano, a bordo di due F104, nella scia del DC9 Itavia, lanciando tre volte l’allarme generale. Due giorni dopo l’esibizione di Ramstein sarebbero stati ascoltati dal giudice Rosario Priore su quello che avevano visto.
Daniele Osnato, avvocato di parte civile e familiare di una delle vittime della strage di Ustica, nel suo lavoro di inchiesta sta mettendo in luce evidenti lacune e contraddizioni nella conclusione che raggiunse allora l’Aeronautica Militare Italiana, per cui fu un errore umano. “Non si trattò di errore umano”, ha detto Osnato ai nostri microfoni, “l’aereo di Nutarelli aveva evidenti problemi tecnici e per sette volte il pilota, espertissimo, tentò delle manovre di recupero.” Nessuno da terra sembrò accorgersene. Quando il dossier sarà pronto, sarà consegnato alla magistratura.
Ecco l’intervista a Daniele Osnato, molto sta venendo alla luce anche grazie alla nuova volontà dell’Aeronautica di collaborare.


