No Tav. Anche a Bologna manifestazione contro gli arresti di dicembre

no tav notav

Bologna – Sabato 22 febbraio a Bologna manifestazione No Tav in occasione della giornata di mobilitazione nazionale per dire ‘no’ all’operazione che lo scorso 9 dicembre ha messo agli arresti 4 attivisti. Si tratta di Claudio Alberto, 23 anni di Ivrea, Mattia Zanotti, 29 anni di Milano, Chiara Zenobi, 41 anni di Torino, e Niccolò Blasi 24 anni, di Torino. Tutti e quattro sono accusati di “attentato con finalità terroristiche, atto di terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi, oltre che detenzione di armi da guerra e danneggiamenti”. Si tratta dell’articolo 280 bis del codice penale:

Art. 280-bis.
Atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque per finalità di terrorismo compie qualsiasi atto diretto a danneggiare cose mobili o immobili altrui, mediante l’uso di dispositivi esplosivi o comunque micidiali, è punito con la reclusione da due a cinque anni.

I quattro attivisti No Tav sono accusati di aver partecipato alle azioni del maggio 2013 in Val Susa, quando fu attaccato con molotov e bombe carta il cantiere dell’alta velocità. “I fatti contestati – scrive Massimo Numa, giornalista della Stampa di Torino tra i più invisi al movimento No Tav – mettono in evidenza una struttura organizzativa e logistica ormai di «stampo eversivo», specie dopo l’ondata di attentati incendiari ai danni delle aziende Tav, oltre a innumerevoli episodi di intimidazione e minacce”. “Lo Stato c’è e non si fa fermare da alcuni delinquenti che lunedì notte potevano uccidere”, dichiarò l’allora Ministro degli interni Angelino Alfano. Il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta disse: “Sono sempre più convinto che si tratti di terrorismo, ho parlato con il procuratore Caselli e questa volta l’ho sentito davvero allarmato”. Lo stesso Gian Carlo Caselli parlò di “un atto di guerra militarmente organizzato” che potenzialmente avrebbe potuto provocare morti o feriti tra gli agenti in presidio.

Scrive Repubblica Torino, probabilmente riportando fonti investigative, su quanto avvenuto nella notte tra il 13 e il 14 maggio 2013:

“Un violento attacco al cantiere Tav di Chiomonte è stato sferrato la notte scorsa poco dopo le 3. In una trentina, a volto coperto, hanno iniziato un fitto lancio di bombe carta, molotov, bengala e razzi. I No Tav, entrando in azione simultaneamente in più punti della recinzione, hanno poi cercato di bloccare con alcuni cavi d’acciaio tre cancelli – il 4, il 5 e l’8 – per non far uscire il personale. Tagliando infine il lucchetto del varco 8 bis sono riusciti a entrare nel cantiere e, lanciando bottiglie incendiarie, hanno dato alle fiamme un motocompressore. Due molotov sono state gettate anche verso i poliziotti di guardia al cantiere col rischio di colpire qualcuno. I manifestanti sono stati però respinti con idranti e lacrimogeni dalle forze dell’ordine che presidiavano l’area e si sono dileguati nei boschi. Tutto è durato una ventina di minuti, alla fine non c’è stato alcun contatto con polizia e carabinieri e non risultano feriti.”

no tav 2La versione dell’attacco al cantiere (ma solo al cantiere, non al personale in presidio) non è affatto smentita dai militanti, che anzi la rivendicano e la definiscono “pratica legittime di lotta“. Fin dagli esordi il movimento No Tav valsusino ha scelto di opporsi anche fisicamente alla costruzione della Tav. Una posizione che in qualche modo viene riassunta anche da uno slogan ormai diffuso con qualche variante in tutta Italia: “mia nonna partigiana me l’ha insegnato, tagliare le reti, non è reato”. I familiari dei quattro arrestati hanno scritto una lettera aperta in cui contestano l’accusa di terrorismo della Procura di Torino. “L’imputazione – scrivono sul portale notav.info – è quella di terrorismo vero e volontario. Quello, per intenderci, a cui la memoria di tutti corre spontanea: le stragi degli anni 70 e 80, le bombe sui treni e nelle piazze e, di recente, in aeroporti, metropolitane, grattacieli. Il terrorismo contro persone ignare e inconsapevoli, che uccideva, che, appunto, terrorizzava l’intera popolazione. Al contrario i nostri figli, fratelli, sorelle hanno sempre avuto rispetto della vita degli altri”.

Il comunicato firmato “Coordinamento No Tav Bologna” che lancia la manifestazione del 22 febbraio respinge le accuse di terrorismo e parla di “giusta resistenza”:

“Un’azione che, come già accaduto nelle pratiche del movimento, aveva danneggiato alcune attrezzature del cantiere. Per la Procura di Torino si tratta di “attentato con finalità di terrorismo”. Per noi si tratta di una giusta resistenza. L’accusa di “terrorismo” comporta delle pene molto pesanti. Ma nell’inchiesta della Procura torinese si va ben oltre: vengono utilizzati per la prima volta in Italia articoli che definiscono “terrorista” qualsiasi forma di resistenza a quanto deciso dai poteri economici e politici. Ogni imposizione dello Stato, secondo la procura di Torino, ammette tutt’al più la lamentela, ma non l’opposizione attiva. In questo tentativo di attaccare frontalmente il movimento NO TAV si sperimentano dei modelli che potranno essere applicati in futuro ad ogni forma di dissenso reale“.

Il processo dei quattro si celebrerà in Corte d’Assise, e la prima udienza è fissata il 14 maggio. I quattro sono stati trasferiti dal carcere delle Vallette in altre strutture penitenziarie di alta sicurezza (a Ferrara, ad Alessandria e a Rebibbia). Alla fine del corteo #vialadivisa di sabato scorso alcuni attivisti si sono recati in corteo nelle vicinanze del carcere di Ferrara in segno di solidarietà con gli arrestati. Secondo l’avvocato di Mattia Zanotti i quattro rischiano una condanna tra i 20 e i 30 anni. A Bologna la manifestazione No Tav per chiedere la liberazione degli arrestati partirà alle 15 in Piazza Ravegnana, sotto le Due Torri. “Il modo migliore per sostenere la Val Susa è difendere, continuare e diffondere le lotte nei territori a partire dal nostro”.valsusa manifesto

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