Bologna, 29 apr. – I pensionati dell’Emilia-Romagna? Sono 1 milione 305mila, in pratica un residente su tre in regione. Età media 73 anni, pensione media 855 euro. Con un divario enorme tra uomini e donne. I primi possono contare su un assegno medio mensile di 1.160 euro, per le donne si scende a 646 euro. Quasi la metà.
Limitando lo sguardo alle 73.508 persone entrate in pensione nel 2013, solo 1.105 hanno una pensione oltre i tremila euro al mese, contro le 46.456, oltre il 63%, che non superano i 500 euro. Se poi l’anziano o l’anziana è invalido allora le cose si mettono male: assegno mensile sotto i 450 euro, e almeno 253 giorni per incassare la prima mensilità dal momento della presentazione della domanda. Con picchi di 313 giorni se si è ciechi, e 370 se colpiti da sordità.
Per questo i pensionati, dicono Cgil, Cisl e Uil, non sono sereni, anzi: “#NonStiamoSereni”. Così recita l’hashtag sulle cartoline che Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil stanno spedendo in questi giorni al presidente del consiglio Matteo Renzi. “I pensionati vogliono delle risposte”. E cioè tutela del reddito, welfare pubblico e solidale, legge sulla non autosufficienza, lotta agli sprechi e ai privilegi. I pensionati, spiegano i sindacati, vogliono anche gli 80 euro che Matteo Renzi ha assicurato ai lavoratori dipendenti da maggio in poi. “In Italia le pensioni sono troppo basse anche dopo una vita di lavoro – dice Bruno Pizzica, segretario generale dello Spi-Cgil regionale – Gli 80 euro in più negati da Renzi ai pensionati gridano vendetta e rappresentano un’ingiustizia che va urgentemente sanata”.

