Non solo preghiere davanti al Sant’Orsola

Presidio antiproibizionisti  Clara Vecchiato delle Mujeres Libres

Foto: Clara Vecchiato/Mujeres Libres

Bologna, 7 lug. – Questa volta la preghiera è stata anticipata, gli antiabortisti si sono ritrovati davanti all’ospedale Sant’Orsola questa mattina per la consueta preghiera della Comunità Papa Giovanni XXIII. Il giorno scelto di consueto, da 15 anni, è invece il martedì, quando nel policlinico si pratica l’interruzione di gravidanza. Presidio confermato invece domattina per la serie di sigle che chiede il rispetto per le scelte delle donne: il coordinamento Yo Decido, Mujeres libres, lo sportello Cgil Donne, Sel, Fed, la Conferenza Donne del Pd.

Presidio antiproibizionisti  Clara Vecchiato delle Mujeres Libres

Foto: Clara Vecchiato/Mujeres Libres

“Noi non facciamo pressione sulle donne, preghiamo per loro e per i bambini che vengono privati della vita” dice la Giovanni XXIII  che nello stesso comunicato aggiunge: “Non solo preghiamo ma anche offriamo il nostro aiuto alle mamme e coppie in difficoltà a portare avanti una gravidanza”. E questo aiuto viene offerto anche di fronte all’ospedale alle donne che stanno entrando per interrompere la gravidanza. A mostrarlo sono i cartelli (che vedete in questa pagina) fotografati il 3 giugno dal collettivo Mujeres Libres che da mesi sta tenendo un contropresidio in difesa della libera scelta delle donne.

Presidio antiabortisti

Foto: Clara Vecchiato/Mujeres Libres

Nei cartelli viene riportato anche il numero verde dell’associazione. Secondo la legge 194 però sono i consultori familiari ad avere il ruolo di informare la donna sui servizi sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio, “sulle modalità idonee a ottenere il rispetto delle norme della legislazione sul lavoro a tutela della gestante”, “attuando direttamente o proponendo allo ente locale competente o alle strutture sociali operanti nel territorio speciali interventi, quando la gravidanza o la maternità creino problemi per risolvere i quali risultino inadeguati i normali interventi di cui alla lettera”, “contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza”. Quindi dentro i consultori, non fuori ai cancelli, dove l’attività può essere subita dalle donne come una pressione (o un insulto) ad una sua scelta.

Secondo i cattolici della Giovanni XXIII però le pressioni vengono altrove e in senso opposto e arrivano addirittura ad accusare gli operatori sociosanitari: “circa un quinto delle 573 donne aiutate nel 2013 dal Servizio maternità difficile e vita della nostra associazione ha dichiarato di aver ricevuto pressioni ad abortire da parte del partner, dei genitori, del datore di lavoro o anche da parte di operatori sociosanitari”.

Il coordinamento Io Decido ha organizzato per domani sera alle 18 un’assemblea al policlinico Sant’Orsola (Aula 1 e 2 padiglione 3 in via Albertoni, 15) sulla libertà di scelta delle donne, l’obiezione di coscienza e le sue conseguenze sull’organizzazione del lavoro.

presidio antiabortisti

Foto: Clara Vecchiato/Mujeres Libres

 

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