Bologna, 7 lug. – Questa volta la preghiera è stata anticipata, gli antiabortisti si sono ritrovati davanti all’ospedale Sant’Orsola questa mattina per la consueta preghiera della Comunità Papa Giovanni XXIII. Il giorno scelto di consueto, da 15 anni, è invece il martedì, quando nel policlinico si pratica l’interruzione di gravidanza. Presidio confermato invece domattina per la serie di sigle che chiede il rispetto per le scelte delle donne: il coordinamento Yo Decido, Mujeres libres, lo sportello Cgil Donne, Sel, Fed, la Conferenza Donne del Pd.
“Noi non facciamo pressione sulle donne, preghiamo per loro e per i bambini che vengono privati della vita” dice la Giovanni XXIII che nello stesso comunicato aggiunge: “Non solo preghiamo ma anche offriamo il nostro aiuto alle mamme e coppie in difficoltà a portare avanti una gravidanza”. E questo aiuto viene offerto anche di fronte all’ospedale alle donne che stanno entrando per interrompere la gravidanza. A mostrarlo sono i cartelli (che vedete in questa pagina) fotografati il 3 giugno dal collettivo Mujeres Libres che da mesi sta tenendo un contropresidio in difesa della libera scelta delle donne.
Nei cartelli viene riportato anche il numero verde dell’associazione. Secondo la legge 194 però sono i consultori familiari ad avere il ruolo di informare la donna sui servizi sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio, “sulle modalità idonee a ottenere il rispetto delle norme della legislazione sul lavoro a tutela della gestante”, “attuando direttamente o proponendo allo ente locale competente o alle strutture sociali operanti nel territorio speciali interventi, quando la gravidanza o la maternità creino problemi per risolvere i quali risultino inadeguati i normali interventi di cui alla lettera”, “contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza”. Quindi dentro i consultori, non fuori ai cancelli, dove l’attività può essere subita dalle donne come una pressione (o un insulto) ad una sua scelta.
Secondo i cattolici della Giovanni XXIII però le pressioni vengono altrove e in senso opposto e arrivano addirittura ad accusare gli operatori sociosanitari: “circa un quinto delle 573 donne aiutate nel 2013 dal Servizio maternità difficile e vita della nostra associazione ha dichiarato di aver ricevuto pressioni ad abortire da parte del partner, dei genitori, del datore di lavoro o anche da parte di operatori sociosanitari”.
Il coordinamento Io Decido ha organizzato per domani sera alle 18 un’assemblea al policlinico Sant’Orsola (Aula 1 e 2 padiglione 3 in via Albertoni, 15) sulla libertà di scelta delle donne, l’obiezione di coscienza e le sue conseguenze sull’organizzazione del lavoro.





