Non si va al voto a Bologna, il governo vara il decreto ad hoc

6 mar. – Il Consiglio dei ministri ieri ha varato il decreto interpretativo per risolvere il pasticcio delle regioni, Lazio e Lombardia, coinvolte nel caos liste. Il testo ha avuto il via libera verso le 21,40 e in tarda serata sarebbe arrivato anche l’ok del Quirinale.

Sfuma quindi ogni possibilità di scambio con Bologna, un’ipotesi che era iniziata a circolare nei giorni scorsi: una sorta di benestare dal Pd per risolvere il caos in Lombardia e Lazio, in cambio del voto anticipato (a giugno) a Bologna, in un primo tempo negato dal Pdl stesso. Ma Silvio Berlusconi, di fronte al no del Pd e dell’Idv, ha preferito costruire su misura l’ennesimo decreto ad hoc che dovrebbe sciogliere la matassa e confermare il regolare svolgimento delle elezioni del 28 e 29 marzo.

«Gravissimo che il Governo cambi le regole in corso d’opera», accusa il segretario bolognese del Pd Andrea De Maria, che aggiunge: «Faccia almeno una cosa giusta: consenta il voto a Bologna».

«Se fossi un elettore del Pdl avrei qualche problema a pensare che una classe dirigente incapace di presentare delle liste sia in grado poi di governare delle regioni», attacca Gian Luca Galletti. Il candidato presidente in Emilia-Romagna per l’Udc invita il centrodestra a sostenere la sua proposta di legge in Parlamento «per votare a Bologna il più presto possibile».

Sempre a sostegno del voto subito, arrivano 5 mila firme da “Bologna Capitale”. La formazione politica guidata da Daniele Corticelli si dice «fortemente critica verso il Pdl e il Governo, che da una parte è ricorso alle strade legislative più fantasiose per garantire il giusto diritto di voto ai cittadini di Milano e Roma, e dall’altra ha negato con accanimento burocratico inflessibile l’altrettanto giusto diritto alla democrazia dei cittadini di Bologna». E lancia una proposta di legge che «esenti» Bologna, in quanto città metropolitana, «dal rispetto della finestra elettorale in caso di crisi amministrativa con dimissioni del Sindaco, per garantire l’inalienabile diritto dell’autogoverno della Città». Il pdl è stato proposto da Corticelli a parlamentari di tutti gli schieramenti perché lo portino in Parlamento.

Dopo il varo del decreto legge “salva-liste” si è fatto sentire anche Gianpiero Calzolari. Il presidente presidente Legacoop ha dichiarato: «Non vogliamo riprendere la querelle del voto anche a Bologna ma non possiamo non rilevare che i cittadini e le imprese di Bologna da oggi hanno un diritto in meno dei cittadini di Milano e di Roma».

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