20 giu. – Chiudere per 70 giorni i centri storici dei Comuni colpiti dal terremoto rischia di farli morire. Lo pensa l’Associazione nazionale centri storico-artistici, che oggi ha riunito a Bologna il proprio direttivo. Secondo l’Ancsa, applicare il modello “zona rossa” ai centri colpiti dal sisma in Emilia «comporta l’espropriazione di competenze locali e della capacità di azione e reazione della popolazione locale».
Anna Marson, presidente dell’associazione, sollecita la quantificazione del danno economico portato anche dall’interruzione delle attività commerciali nei centri storici chiusi dalla protezione civile.
L’associazione, che riunisce studiosi, urbanisti, enti e amministrazioni pubbliche, chiede di contenere le demolizioni e di mantenere anche nella ricostruzione degli edifici privati l’insieme dei luoghi pubblici. Secondo Stefano Storchi, segretario tecnico dell’Ancsa, certe demolizioni di campanili sono avvenute troppo in fretta:
Stefano Storchi_i campanili_120620
Giovanni Cerfogli, che rappresenta il Comune di Modena dentro Ancsa, denuncia che manca la messa in sicurezza di alcuni beni architetottonici lesionati, come il duomo di Carpi:
Il sindaco di Carpi, Enrico Campedelli, conferma in parte la preoccupazione di Ancsa:

