4 sett. 2010 – “Ora mi contengo di più. Riesco a gioire internamente, prima non ce la facevo”. Sembra aver indossato i panni del vecchio saggio Alberto Malesani, ma basta i cronisti gli chiedano se rifarebbe la scena del derby contro il Chievo, quando semimpazzito per la vittoria del suo Verona (poi retrocesso) fece un giro di campo con le braccia alzate, e il suo temperamento istintivo prende il sopravvento: “era nel mio stile, nel mio modo di essere. Non me ne è mai fregato niente di quello che pensano gli altri. Non riesco a fare quello che vogliono loro. In questo mondo può sembrare un difetto ma, se lo si analizza bene può essere anche un pregio. Ora che sono avanti con gli anni mi trattengo di più. Ma chissà, se mi viene, magari una corsa la faccio anche qua“. Esultare “con la propria gente”, in fondo, per Malesani non è un peccato così grave: “Noi allenatori viviamo enormi stress. A me non piace chi litiga, o prende in giro avversari. Non mi dà fastidio, invece chi gioisce o si arrabbia”.
