19 feb. – La Procura di Bologna ha aperto un’inchiesta per abuso d’ufficio e a carico di ignoti sull’iter che portò nel 2010 Francesco Ernani a diventare sovrintendente del Teatro comunale di Bologna. All’epoca era commissario straordinario della città, e dunque anche presidente della fondazione del teatro, il ministro alla Giustizia Anna Maria Cancellieri.
“La Procura- spiega il procuratore aggiunto Valter Giovannini- ha delegato accertamenti alla Guardia di finanza, che sono ancora in corso”.
La nuova vicenda che coinvolge la ministra uscente Cancellieri è stata anticipata in un articolo de “L’Espresso” firmato da Giovanni Tizian. Nel 2010, ripercorre Tizian, Cancellieri “nominò alla guida del Teatro Francesco Ernani, anche se ‘silurato’ all’Opera di Roma per i buchi nei bilanci”, come in passato lo scelse a Catania come consulente al Bellini.
Già in Sicilia “la questione è finita in Procura, con un’indagine per abuso d’ufficio aperta tre anni fa nei confronti dell’attuale ministro. E ora il copione rischia di ripetersi a Bologna. Con un duplice fronte giudiziario. Infatti Maurizio Pietrantonio, che rivendicava il podio del teatro, si è rivolto ai giudici del lavoro, davanti ai quali si discuterà della vicenda il 9 aprile. Non solo. A fine luglio 2013 Pietrantonio ha presentato anche un esposto in Procura, nel quale indica i responsabili della sua rimozione: accusa la commissione e il presidente della fondazione, che ai tempi era proprio l’attuale ministro”. La richiesta di rimborso è di mezzo milione di euro per il compenso non percepito dal 2010 ad oggi, considerato anche che per concorrere dovette dimettersi da sovrintendente del teatro lirico di Cagliari, e danni morali.
Nel dossier Pietrantonio “vengono descritte irregolarità presunti abusi e indicati i responsabili. Quanto è bastato per fare aprire un procedimento penale, dove però non compare il nome del ministro: il fascicolo è a carico di ignoti, o meglio ‘di persone da identificare’. Una scelta che non ha convinto la difesa di Pietrantonio, che ha chiesto chiarimenti senza ricevere risposta”, si legge ancora
nell’articolo de “L’Espresso”. Inoltre i legali di Pietrantonio insistono su un punto: “Se è vero che i candidati dovevano dimostrare di avere gestito altre fondazioni o enti raggiungendo il pareggio di bilancio, Ernani doveva essere escluso in partenza. Quando dirigeva l’Opera di Roma era stato commissariato proprio per i conti in rosso”. E cioè “meno 11 milioni nel bilancio 2008 e sotto di 6 nel 2009”, scrivono nell’atto di citazione.
Ernani da parte sua se ne chiama fuori. All’Opera di Roma, spiega, “avevo presentato tutte le manovre per un bilancio in pareggio, ma poi tra il 2008 e il 2009 ci fu il taglio del Fus, e l’Opera fu commissariata”, chiarisce.


